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Il bluff delle 4.000 scuole paritarie che rischiano di chiudere

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Basta soldi alle paritarie” dice il M5S, come scrive Andrea Carlino su TdS con riferimento alla polemica esplosa sulle richieste insistenti delle scuole paritarie.
La polemica in atto però può essere utile occasione per approfondire e chiarire alcuni aspetti finora lasciati in ombra o addirittura mistificati. Vediamo.

4.000 scuole paritarie rischiano di chiudere? No!

Da circa 3 mesi circolano e rimbalzano in rete, a mo’ di slogan, alcuni dati relativi alle paritarie: “la chiusura del 30% di scuole paritarie (pari a 4.000 istituti), la migrazione di 300mila allievi nella scuola statale con un costo per i cittadini di 2,4 miliardi”, o anche peggio, 5 miliardi invece di 2,4: “Lo Stato dovrà sobbarcarsi l’onere di circa cinque miliardi in più, mentre oggi, assegnando un miliardo alle scuole paritarie potrà risparmiarne quattro” (wow!).

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Ricercare la fonte e la paternità di questi dati è risultata finora fatica improba, vana e inutile; al più si arriva all’Istituto Bruno Leoni (IBL) che calcola e forse giustifica la richiesta del miliardo alle paritarie: ma lo fa “in base ad alcune valutazioni di esperti del settore”; esperti ignoti, non nominati, non indicati come ammette lo stesso IBL non fornendo altre indicazioni.

Causa pandemia chiuderanno al più 200 scuole paritarie

In base a pochi dati ma da fonte affidabile si può stimare che siano a rischio chiusura al più 200 scuole paritarie e non già 4.000, cioè solo un ventesimo (il 5%).
Infatti, addirittura quasi in contemporanea alla pubblicazione in GU del DL Scuola (n. 22/8 aprile 2020), si è saputo che – in controtendenza – le suore Figlie di Nazareth riapriranno dopo decenni l’asilo a Orentano (Pisa).
L’11 giugno l’on. Fabio Rampelli (FdI) elencava in una sua nota solo dieci paritarie a rischio chiusura: “Mater Divinae Gratiae in Via Gulli a Milano, Istituto ‘M. Caterina Troiani’ a Ferentino (Frosinone), Scuola dei padri Somasca di Vercurago (Lecco), Scuola S. Teresa a Bari, Scuola Materna Paritaria ‘Duca d’Aosta’ a Sabaudia (Latina), Scuola Paritaria Istituto Sacro Cuore a Mazara (Trapani), Scuola Maria Immacolata a Montevago (Agrigento), Scuola Infanzia l’Oasi dei Piccoli Tesori di Palermo, scuola dell’infanzia ‘San Pio X’ a Benevento. La Scuola d’infanzia paritaria ‘La Manina’ di Palermo non ha aperto il centro estivo, ed è a rischio di chiusura a settembre”.

Il giornale dei vescovi, Avvenire, il 10 giugno aveva riportato “le prime quattro paritarie costrette a chiudere” in parziale sovrapposizione con l’elenco dell’on. Rampelli.
Pertanto a dieci giorni dall’approvazione del DL Scuola, risultano segnalate “solo” una dozzina di paritarie a rischio chiusura il prossimo settembre; invece se davvero le scuole paritarie a rischio fossero 4.000 avremmo dovuto averne 500 scuole in pericolo in dieci giorni (facendo una media grossolana, tanto per dare un’idea della sproporzione).
L’azione di propaganda mediatica delle paritarie per ottenere più risorse dallo Stato è stata, ed è, massiccia e martellante, ma carente, contraddittoria, approssimata, anche falsa per quanto riguarda gli argomenti, i numeri, le previsioni.

Il “fronte trasversale” vs Governo e Parlamento

Altro aspetto anomalo dell’azione delle paritarie è costituito dal tentato ricorso al c.d. “fronte trasversale” (qualcosa come un ossimoro) per racimolare una maggioranza parlamentare episodica a sostegno di emendamenti per gli ulteriori e maggiori contributi statali, del tutto indebiti se risultano vere le osservazioni sopra riportate (200 scuole a rischio e non 4.000); ai partiti dell’attuale minoranza, che ostacolano e creano difficoltà al Governo, con modalità irresponsabili rispetto alla gravità della situazione nazionale, le paritarie hanno aggregato una decina di politici della maggioranza per costituire un “fronte trasversale” con modalità surrettizie e risultati probabilmente nulli; altrimenti rischia la tenuta del Governo; e questo è il vero obbiettivo dei partiti di opposizione, che le paritarie non hanno percepito e considerato (oppure che magari condividono, chissà).

A rinforzare la pressione, si sono attivate azioni innovative quali un web-pressing/webinar svolto lunedì scorso 15 giugno e un flash-mob in programma per il 18 giugno a piazza Montecitorio; ovviamente manifestazioni tutte legittime ma incoerenti e sproporzionate per i motivi già detti (200 scuole a rischio e non 4.000).

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