La Norvegia sta raccogliendo grande successo in ambito sportivo: dagli ori alle recenti Olimpiadi Invernali fino al successo calcistico nella partita di ieri, Inter-Bodø. Per non parlare della sconfitta subita dalla nostra Nazionale mesi fa, battuta proprio dalla squadra scandinava. Ma cosa c’è dietro?
Il successo straordinario della Norvegia in discipline che spaziano dallo sci al calcio, come riporta La Repubblica, non è frutto del caso, ma di un sistema educativo che pone lo sport al centro della crescita pedagogica. Per i docenti abituati a una rigida gerarchia tra materie, il “Modello Idrettsgleden” (gioia nello sport) offre uno spunto di riflessione su come l’attività fisica possa essere integrata nel percorso scolastico senza essere relegata a un ruolo marginale o puramente ricreativo.
Nelle scuole primarie norvegesi, lo sport non è considerato un’interruzione delle lezioni, ma una materia vissuta in simbiosi con l’ambiente: il nuoto è obbligatorio e le classi praticano regolarmente sci o pattinaggio durante l’orario scolastico, seguendo il ritmo delle stagioni. A differenza del contesto italiano, dove l’educazione fisica è spesso posta a fine giornata per non disturbare le cosiddette “materie vere”, in Norvegia non esiste una separazione netta tra discipline scientifiche, umanistiche e motorie; inoltre, molte lezioni vengono svolte stabilmente all’aria aperta in ogni periodo dell’anno per favorire lo sviluppo fisico e caratteriale degli studenti.
Giunti alla scuola secondaria, i ragazzi hanno la possibilità, già a tredici anni, di personalizzare il proprio piano di studi inserendo corsi opzionali su psicologia o salute dello sport, spostando l’attenzione dall’agonismo precoce, che è vietato fino ai 13 anni, a un approccio ludico e consapevole. Questo percorso può culminare nel Liceo sportivo, dove oltre un terzo dell’orario settimanale è dedicato alla teoria e alla pratica dello sport, creando basi solide non solo per i futuri campioni, ma anche per i professionisti del settore medico e scientifico. Tutto ciò avviene attraverso una stretta collaborazione tra istituzioni scolastiche e club, sotto la tutela di una specifica “Dichiarazione dei diritti dei bambini nello sport”, garantendo che la competizione arrivi solo quando lo studente è maturo per gestirla.