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L’astrofisica Hack contro Vaticano e cellulari: la scuola luogo di cultura

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“Come può un docente anche dotato della maggior capacità comunicativa e amante del proprio lavoro trovare ancora la voglia e l`entusiasmo per comunicare a una platea così distratta? Si può immaginare che razza di lezioni possano essere quelle in una classe di 20 studenti, ciascuno intento a scrivere e leggere messaggini o a fotografare compagni e professori”. 
A chiederlo, a se stessa e ai lettori attraverso un articolo pubblicato sulla rivista di critica “aideM”, è la nota astrofisica Margherita Hack, una delle menti più brillanti dell’attuale comunità scientifica italiana, dopo aver preso atto del sempre maggior numero di studenti alle prese con cellulari e ‘distrazioni’ digitali durante le ore di lezione. 
L’intervento dell’astrofisica è un’ode alla scuola seria e responsabile: solo un miglioramento dell’istruzione e della scuola, secondo la Hack, può infatti rendere un Paese moderno, veramente laico e democratico, che rispetta le opinioni, le fedi e le non-fedi degli altri. 
L’astrofisica, che è stata la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico Italia, si chiede perché si parla così tanto di Pacs e poco di cultura: il Vaticano, in particolare, non “si preoccupa dell’ancora scarsa assistenza – in confronto ad altri Paesi, quale ad esempio la Francia – offerta alle famiglie, naturali o ufficiali che siano, fornendo sufficienti asili, scuole materne e scuole a pieno tempo, che permettano ad ambedue i genitori di lavorare a tempo pieno”.
“Ci si preoccupa solo dei Pacs – continua la scienziata – quelli sì che sarebbero un pericolo per la famiglia”, commenta tra il serio e l’ironico l’illustre fiorentina sottolineando come faccia “un certo effetto vedere tanti nostri deputati e senatori, divorziati o separati, che sbraitano indignati contro i Pacs in difesa della sacralità della famiglia”. 
Il vero ‘antidoto’ per superare questo stato di cose sarebbe allora l’elevazione del sistema scolastico. 
“Credo che un ruolo importantissimo – scrive la Hack – lo abbia la scuola e quindi la cultura, che può liberare da tanti pregiudizi, che insegna a ragionare col proprio cervello, ad accettare o meno, in maniera critica, le idee e gli stimoli che ci vengono offerti dalla stessa scuola, dai giornali, dalle televisioni. 
E’ la cultura che può aiutarci a divenire persone libere e autonome in grado di fare le proprie scelte senza farsi influenzare dagli imbonitori di turno”. 
L’astrofisica è comunque ottimista sull’operato dell’attuale dicastero della Pubblica Istruzione: è convinta che la scuola debba tornare ad essere un luogo deputato esclusivamente allo studio e al dialogo con i formatori e per questo approva il tipo di “scuola che il ministro Fioroni sembra voglia far tornare ad una maggiore serietà, con esami che non siano più una burletta”. Positivo anche il giudizio sul giro di vite intrapreso da viale Trastevere sui cellulari in aula “sequestrando i telefonini all’inizio delle lezioni e rendendoli solo all’uscita da scuola”.