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18.04.2026

Libri di testo: devono essere perfettamente conformi alle Indicazioni nazionali; salta la possibilità di usare materiali alternativi?

“I libri di testo per la prima classe della scuola primaria e peer la prima classe della scuola secondaria di primo grado devono risultare rispondenti alle citate Indicazioni Nazionali”: la frase è ripresa dalla recente circolare sui litbri di testo e viene ripresa da Giorgio Palumbo, uno dei più importanti editori scolastici. Quello che l’editore lancia è un allarme che potrebbe sconvolgere dalle basi l’intero impianto delle Indicazioni nazionali,
“Il carattere sostanzialmente prescrittivo che la circolare sembra attribuire alla rispondenza dei libri di testo alle Nuove Indicazioni Nazionali solleva, a mio avviso, possibili profili di conflitto con norme di rango costituzionale, oltre che con la normativa ordinaria”.
“Inoltre – prosegue Palumbo – tale carattere vincolante — che parrebbe riferirsi ai soli libri di testo, peraltro non più obbligatoriamente oggetto di adozione — non sembra estendersi ai cosiddetti strumenti alternativi, anch’essi adottabili dai docenti al pari dei libri di testo”.


A questo punto si potrebbe verificare nelle scuola una situazione a dir poco paradossale anche se per la verità c’è ancora da capire a chi spetterà il compito di stabilire la “rispondenza” fra il libro di testo e le Indicazioni.
“In questa prospettiva – sottolinea l’editore – sostenere che i libri di testo debbano essere conformi in modo puntuale e integrale alle Indicazioni Nazionali equivale, di fatto, a comprimere indebitamente l’autonomia didattica delle istituzioni scolastiche, trasferendo surrettiziamente su fonti prive di valore normativo un potere regolativo che l’ordinamento non riconosce loro”.
“La scelta dei libri di testo e degli strumenti alternativi –
ribadisce Palumbo –  resta, invece, prerogativa del Collegio dei docenti, cui compete valutare la coerenza complessiva degli strumenti rispetto agli obiettivi di apprendimento”.

Ma c’è anche una questione culturale, oseremmo dire “epistemologica” non poco conto: “Pretendere una corrispondenza analitica e pedissequa tra contenuti e Indicazioni significa alterare la natura stessa di tali strumenti, trasformandoli da supporti didattici in meri veicoli di trasposizione normativa”.
Senza considerare che, a rigore di logica, se anche i libri di testo dovessero essere puntualmente conformi alle Indicazioni nazionali resterebbe pur sempre alle scuole e ai collegi dei docenti la possibilità di adottare materiale alternativa al libro di testo come espressamente  previsto dalla legge 517 del 1977.

Ci sarebbe quindi il rischio che in alcune scuole si seguano “programmi” proposti da materiali e sussidi non conformi alle Indicazioni nazionali?
A meno che, per evitare questo problema, il Ministro non abbia già in mente una soluzione tanto semplice quanto, forse, poco opportuna sul piano politico e culturale: rivedere la legge 517 del 1977 cancellando l’articolo che consente l’adozione alternativa del materiale alternativo.
Un ritorno a vecchie norme di mezzo secolo fa che però potrebbe piacere allo staff del Ministro e a tanti intellettuali che in questi mesi e anni si sono spesi per chiedere il ripristino di predelle, grembiulini, voti numerici, alfabetieri, poesie a memoria e altre “novità” del genere.

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