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M5S, gli iscritti sono con Draghi. Esultano Di Maio, Fico & C.: non siamo poltronari. Di Battista lascia. Azzolina torna in ballo?

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Il ‘popolo’ del M5s promuove il governo di Mario Draghi: oltre 44.000 su 74.537 iscritti che hanno partecipato al voto sulla piattaforma Rousseau hanno optato per il sì all’esecutivo in via di formazione affidato all’ex presidente della Bce. Nel volgere di pochi minuti sono arrivate le testimonianze dei big del Movimento, tutte soddisfatte dell’esito del voto telematico.

I big: è la strada del coraggio

Il presidente della Camera, Roberto Fico ha scritto in una lettera aperta che in questo modo i ‘grillini’ si prendono “un’assunzione di responsabilità” con “l’apertura di una nuova fase in questa legislatura”.

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L’intenzione dei “capi” dei 5 Stelle appare ora quella di entrare nel governo: “ora che il futuro deve essere scritto grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza, ora che bisogna guidare la transizione energetica, ora che dobbiamo rafforzare capisaldi della nostra democrazia come la sanità, la scuola, la ricerca, il Movimento deve essere parte attiva e propositiva di questo percorso”, ha sottolineato sempre Fico.

Con il sì a Draghi, anche secondo Luigi Di Maio si “sceglie la strada del coraggio e della partecipazione, ma soprattutto sceglie la via europea, sceglie un insieme di valori e diritti di cui tutti noi beneficiamo ogni giorno”, ha detto continuato il ministro degli Esteri uscente.

Secondo Vito Crimi “il lavoro più difficile ora sarà esprimere questo mandato che ci hanno dato gli iscritti. Siamo pronti a metterci al lavoro e a disposizione del presidente incaricato”.

Di Battista: non posso accettarlo

Alessandro Di Battista, invece, non l’ha presa bene: “Da ora in poi non parlerò più a nome del Movimento 5 Stelle, perché in questo momento il M5s non parla a nome mio. E dunque non posso fare altro che farmi da parte. Ho grandissimo rispetto per la decisione degli iscritti. È stata una bellissima storia d’amore”, però, ha continuato Di Battista, “non posso proprio andare contro la mia coscienza”.

Di Battista ringrazia Beppe Grillo (“è lui che mi ha insegnato a prendere posizione, anche controcorrente”), e conclude asserendo che non ce la fa “proprio ad accettare un Movimento che governa con questi partiti, anche – per l’amor di Dio – con le migliori intenzioni del mondo”.

Ruocco: non esserci significa mollare

La volontà dei grillini da far parte del governo è tutta nelle parole della deputata M5s e presidente della Commissione Banche Carla Ruocco: “A chi dice che siamo poltronari, dico che non capisce che se non entriamo le nostre battaglie andrebbero sconfessate. Bisogna stringere i denti e combattere”.

Poi l’on. Ruocco spiega perché hanno detto sì a Draghi: “Il presidente incaricato si è impegnato in maniera molto chiara sul ministero della transizione ecologica e non è poco. Poi sui giovani, scuola, fisco equo, il contrasto all’evasione fiscale. Non esserci significa mollare e noi abbiamo sempre detto che non molleremo mai”.

Gallo: l’Istruzione ad un politico

Già alla vigilia del voto, almeno tra i deputati, la linea sembrava chiara: con il M5S al governo la scuola ha ottenuto una quantità di soldi mai vista – ha detto l’on. Luigi Gallo -, con i quali si è iniziato a cancellare le classi pollaio e ad aumentare il personale. È bene completare questo percorso, anche in vista dei fondi che arriveranno dal Recovery Fun, affidando il ministero dell’Istruzione a un politico e collocare semmai i tecnici all’interno del ministero dell’Istruzione.

Chi guiderà il dicastero dell’Istruzione?

Resta ora da capire se l’Istruzione rimarrà al M5S. Sostenendo il governo di Mario Draghi, in linea teorica anche Lucia Azzolina, la ministra uscente, ha qualche chance (seppure piccola) di guidare il governo che porterà all’elezione del nuovo Capo dello Stato.

Le stesse dichiarazioni odierne dei grillini di volere portare a compimento la strada intrapresa con i fondi del Recovery Fund, fanno pensare che si vogliano confermare alcuni ministeri.

Resta da capire, ora, cosa ne penserà Mario Draghi. E anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, soprattutto se dovesse vedersi consegnare una lista di ministri troppo politica e poco tecnica.