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Maturità 2019, Serianni: “Vorrei ragazzi immuni alle fake news e dotati di senso critico” [INTERVISTA]

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Il Ministero dell’Istruzione ha reso noti nei giorni scorsi i quadri di riferimento per la predisposizione e lo svolgimento delle prove scritte dell’esame di Stato 2019, che debutterà a giugno con le regole previste dal decreto legislativo 62 del 2017.

Le novità

Le principali novità della nuova maturità, riguardano senza dubbio il fatto che si passa da tre prove scritte a due, con l’eliminazione della terza prova, elaborata dalle commissioni, e una conseguente maggiore attenzione alle prime due prove, predisposte a livello nazionale.

Per quanto riguarda la seconda prova, già questa testata ha evidenziato la possibilità di proporre delle prove scritte miste, ovvero uno scritto per il liceo classico in cui vi potranno essere contemporaneamente latino e greco, mentre per il liceo scientifico una prova che includa sia la matematica che la fisica.

In mezzo alla notizia

Inoltre, è bene ricordare che per la valutazione saranno predisposte delle griglie nazionali, uguali per tutti.

Le novità per il compito di italiano: intervista a Luca Serianni

Sono state introdotte tuttavia alcune modifiche anche alla prima prova d’italiano. L’ex ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, sulla scorta delle indicazioni del decreto legislativo 62/2017, aveva incaricato il professor Luca Serianni ed un team di esperti, di pensare alcune modifiche in merito alla prima prova della maturità.

Serianni, linguista e filologo che insegna all’Università La Sapienza di Roma “Storia della lingua italiana, ha condotto indagini sui vari aspetti della storia linguistica italiana.
Socio dell’Accademia della Crusca e dell’Accademia dei Lincei, è anche vicepresidente della Società Dante Alighieri.

A La Tecnica della Scuola ha spiegato alcuni aspetti che hanno caratterizzato il lavoro di intervento sulla prima prova dell’esame di Stato, oltre a fornire un parere generale sulla prossima maturità.

Professore Serianni, per quanto riguarda la prima prova d’Italiano, lei ha guidato la squadra che ha proposto le modifiche. Ci può dire quali sono gli obiettivi di tali interventi e che risvolti si aspetta per quanto concerne la valutazione finale degli studenti?

Il gruppo di lavoro da me coordinato è stato costituito da un decreto della ministra Fedeli (per la storia: DM 10.7.2017), allo scopo di “migliorare le competenze, conoscenze e abilità delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria di primo e di secondo grado”, e ha lavorato per un anno. Con gli altri componenti del gruppo ci siamo trovati d’accordo con l’idea di partire dalla messa a punto della prova di italiano negli esami di Stato, della secondaria di primo grado (le direttrici sono state pubblicate nel gennaio 2018), e della secondaria di secondo grado: in questo caso è stato il ministro Bussetti ad accogliere le nostre proposte. Partire dagli esami non significa costruire la casa dal tetto. Ciò che si consiglia o si indica per la redazione delle prove vale anche, e soprattutto, per dare alcuni suggerimenti agli insegnanti nel corso del loro lavoro durante gli interi trienni. Per esempio, favorire fin dalle medie l’abitudine a un testo che si ispiri a una certa tipologia testuale (non limitandosi al classico tema sul vissuto personale dell’alunno, con titoli come “Impressioni sulla nuova scuola”, “Speranze e turbamenti dell’adolescenza” ecc.) e, nella superiore di secondo grado, insistere sull’argomentazione come requisito trasversale. Un’argomentazione corretta ed efficace implica anche un buon dominio della sintassi e un adeguato arricchimento lessicale: un aspetto, questo, che sappiamo quanto sia carente nelle giovani generazioni.

Lei porta avanti l’importanza del riassunto. Ci spiega il perché?

Il riassunto è, a differenza delle apparenze, un’operazione tutt’altro che facile, che sollecita diverse competenze. Prima di tutto occorre evidentemente comprendere il testo di partenza; poi, gerarchizzarne le unità informative e calarle in un insieme definito quanto a sviluppo testuale (ridotto alla metà, o a un terzo del testo originale, per esempio); infine esprimere il risultato in buon italiano. Sono in gioco, dunque, competenze di ricezione di un testo dato e di produzione. E il riassunto, a seconda dell’argomento e del grado di complessità concettuale, è un classico esercizio trasversale che dalla seconda infanzia può utilmente estendersi fino alla tarda adolescenza.

Cosa ne pensa della possibilità di avere prove miste alla seconda prova dell’esame di stato?

Mi sembra una proposta interessante. Le connessioni tra matematica e fisica sono evidenti e sono valorizzate, o presupposte, in pressoché tutte le facoltà scientifiche. Per quanto riguarda il latino e il greco, mi sembra che mettere in gioco entrambe le lingue classiche, magari puntando prioritariamente più sull’una o più sull’altra a seconda degli anni, giovi a mettere al centro della prova il mondo classico nella sua complessità e nelle interazioni in primo luogo linguistiche ma anche latamente culturali tra civiltà latina e civiltà greca. Certo, tutto dipenderà, come sempre, dalla sapienza con la quale saranno formulate le tracce. Ma ho fiducia che gli esperti che se ne occuperanno faranno un buon lavoro.

In sintesi, cosa si aspetta in prospettiva futura dai maturandi che potrebbero diventare studenti universitari?

Mi aspetto in primo luogo una persona che abbia sviluppato un certo senso critico, che sappia orientarsi sui grandi problemi del mondo che lo circonda, sia pure privilegiando a seconda dei suoi interessi àmbiti diversi e magari anche reciprocamente distanti. Ma è importante che abbia coltivato un abito mentale che non lo renda preda delle imperversanti fake news; che si abitui a non credere alla prima fandonia che legge in rete, che sappia come costruire un motivato percorso di ricerca delle fonti. E infine che abbia una base culturale sufficientemente ampia: non è immaginabile un tecnologo che non sappia qual è il significato di Dante nella storia della letteratura e della lingua nazionale; né un letterato che non sappia definire in modo accettabile che cos’è una proteina o non sappia interpretare i dati condensati in un prospetto statistico.