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Maturità, in Italia non ci arriva il 24,3 per cento

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In Italia la battaglia contro la dispersione scolastica è ancora tutt’altro che vinta. Malgrado gli sforzi realizzati dal Governo, la percentuale di abbandoni nella scuola secondaria superiore rimane ancora altissima: ad oggi non raggiungono la maturità oltre il 24% degli studenti. Se è vero che ormai 9 ragazzi su 10 proseguono gli studi superiori, nel 2003-2004 il tasso di studenti che hanno ottenuto il diploma di maturità ha raggiunto quota 76,7%, a fronte di una media dell’Unione Europea di raggiungimento della maturità pari all’81,2%. Quello della dispersione scolastica risulta uno dei cinque obiettivi individuati dall’Unione europea e programmati per il miglioramento dei sistemi di istruzione e formazione: l’obiettivo indicato dall’Ue per il 2010 è proprio la riduzione di abbandoni prematuri della scuola fino al 10%.
A fornire il dato nazionale, peraltro confermato dal rapporto annuale Isfol 2005, è stato l’Osservatorio Sociale. “L’Italia purtroppo si attesta al 24,3% – ha dichiarato Luigi Camilloni, presidente dell’Osservatorio Sociale – e la cosa più grave è che soluzione del problema della dispersione scolastica sembra essere ancora molto lontana. Servirebbero delle azioni di Governo orientate a ridurre e prevenire una patologia sociale che segna anche la qualità della vita e il futuro dei giovani”. La rilevazione riguarda gli studenti che non sono stati valutati in sede di scrutinio finale (esclusi quelli trasferiti in un’altra scuola) o per un numero troppo elevato di assenze, o perché ritiratisi con atto formale, o infine perché usciti dal circuito dell’istruzione dopo l’assolvimento dell’obbligo scolastico.
Quello dell’abbandono scolastico risulta un fenomeno ormai da oltre mezzo secolo all’attenzione di istituzioni, Stati e organizzazioni nazionali ed internazionali. Eppure rimane ancora molto difficile da sradicare: a partire dagli anni ’90, la dispersione scolastica in Italia si è ridotta in modo considerevole, attestandosi su livelli fisiologici per quanto riguarda le elementari e restando invece alta per le medie (circa l’8% degli studenti lasciano dopo aver terminato il triennio delle medie inferiori) e soprattutto per le superiori. Secondo l’Osservatorio uno degli esempi più significativi è quello che proviene da Roma, dove la dispersione scolastica si annida tra le situazioni di maggiore degrado socio-economico e di deprivazione culturale. “E’ ora che si cominci a porre in essere delle serie azioni – secondo Camilloni – che coinvolgano un necessario e maggiore impegno da parte di quegli enti deputati a preparare i giovani ad affrontare il mondo del lavoro e la società in genere. Dalle nostre risultanze abbiamo dedotto che bisogna fornire ai giovani gli strumenti necessari per rinforzare la cultura della legalità, un presupposto necessario per migliorare la qualità della vita già nella delicata fase adolescenziale”.
A conferma della preoccupazioni di Camilloni giungono dati anche da realtà apparentemente meno problematiche e dispersive della capitale: è notizia di pochi giorni fa che a Monza oltre il 40 per cento degli studenti non arriverebbe alla maturità perdendosi per strada attratto dal mondo del lavoro e da guadagni magari modesti ma immediati. Nella cittadina lombarda l’allarme è stato lanciato non da un cittadino qualsiasi, ma addirittura dal sindaco Michele Faglia, sulla base dei dati forniti dall’Anagrafe della popolazione in età scolastica, meglio nota per gli addetti ai lavori come Ape, una banca dati voluta dall’amministrazione comunale di Monza nel 1995 per monitorare passo dopo passo la carriera scolastica di ogni monzese. Secondo le indicazioni dell’Osservatorio servirebbe però è giunta l’ora che anche che gli enti istituzionali comincino seriamente a coordinare tutte le attività e le iniziative che esistono sul territorio. “Queste situazioni necessitano di essere assolutamente monitorate – ha concluso Camilloni – e per questo gli enti e gli organi preposti dovranno farsi carico di intensificare i controlli”. Ed una delle prime risposte giunge proprio da Monza, dove il Comune sembra pronto a fare la sua parte: “abbiamo messo a punto uno strumento efficace che ha fotografato una realtà sconosciuta – ha fatto sapere Paolo Pilotto, assessore all’Educazione -. Adesso stiamo lavorando per migliorare l’orientamento dei giovani e per garantire collaborazione fra scuole, centri di formazione ed enti del territorio. Inoltre, con l’aiuto dell’Università Bicocca, abbiamo appena avviato il primo corso di laurea in Scienza dell’organizzazione per formare i futuri manager della Brianza”.
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