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Niente più bocciature al biennio delle superiori?

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In una indagine conoscitiva presentata alla Camera, infatti, si legge che “gli abbandoni avvengono prevalentemente nel primo biennio della superiore, in genere a seguito di una bocciatura. Vari esperti osservano che la bocciature all’inizio del corso di studi superiore si rivela spesso decisiva per la scelta di abbandonare la classe e la scuola più in generale.”

Per evitare l’abbandono scolastico, dunque, basta abolire le bocciature nel primo biennio delle superiori. Lo ha detto il sottosegretario all’Istruzione Angela D’Onghia, abile imprenditrice, ma di certo senza alcuna esperienza di scuola rilevabile dal curriculum, argomentando che “Il biennio deve essere un periodo di inclusione, non di sbarramento”.

 

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La bocciatura, è questo l’eterno dilemma, serve o non serve? Il pedagogista Raffaele Mantegazza dell’Università Bicocca di Milano parla di massacro didattico. E indubbiamente la funzione della scuola è quella di formare, non di eliminare. Conclude l’indagine: “E’ importante una decisa azione di contenimento delle bocciature in particolare nei primi due anni di scuola secondaria dove le bocciature stimate sono 185 mila, attraverso piani di studio più flessibili e personalizzati, non sbarrando la strada dopo il primo anno ma valutando i ragazzi soltanto alla fine del biennio stesso”

Obiettivo finale: salvare quei circa 110-115 mila ragazzi tra i 14 e i 17 anni che si trovano ogni anno fuori dai percorsi formativi scolastici. Scuola inclusiva, ecumenica, dalle grandi braccia: ma il problema sarà sempre offrire un’offerta formativa ampia e seriamente articolata, adeguata alla varietà delle inclinazioni umane. E non un indistinto calderone dove tutti, si tratti di licei, tecnici o professionali, vanno mediocremente avanti.

 

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