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Paritarie, per la Lega vanno salvate nel rispetto dello spirito laico: ddl con fondo da 100 milioni e quota 10Xmille

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Dopo gli annunci politicamente trasversale dei giorni scorsi, arriva un disegno di legge per evitare che almeno una scuola paritaria su tre sia costretta a chiudere a seguito della sospensione delle rette da parte delle famiglie per via del Coronavirus: a presentarlo sono stati Massimiliano Romeo presidente dei senatori leghisti, e Daniele Belotti, capogruppo della Lega in commissione Cultura alla Camera.

Il disegno di legge leghista

“Abbiamo presentato un disegno di legge per l’istituzione di un fondo da 100 milioni per le scuole paritarie e la destinazione di una quota del 10Xmille al loro finanziamento”, hanno fatto sapere i parlamentari della Lega.

“La chiusura dei 12.564 istituti – hanno detto – comporterebbe oltre al dramma occupazionale il ricorso degli alunni alla scuola pubblica che non riuscirebbe – per quanto efficiente – a sostenere un flusso così elevato di nuovi ingressi”.

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Quante sono: la maggior parte cattoliche

Le scuole paritarie contano, secondo gli ultimi dati, quasi 900.000 alunni, 180.000 tra docenti e operatori scolastici, 12.000 sedi scolastiche. In alto numero, si tratta di istituti gestiti da organizzazioni cattoliche operanti per i bambini più piccoli, quindi iscritti alla scuola dell’infanzia a del primo ciclo. Spesso in realtà territoriali dove non esiste un’alternativa di offerta pubblica analoga allestita da parte dello Stato.

Secondo i due deputati “aiutare le paritarie significa tutelare il pubblico e garantire a famiglie e studenti il diritto alla libertà educativa. Nel rispetto dello spirito laico, sancito dalla Costituzione, che – hanno rimarcato – è proprio dello Stato e che accompagna le scelte dei contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi di destinare una quota dal gettito Irpef, chiediamo di ampliare la lista dei beneficiari di una quota del 10X1mille. La nostra proposta è necessaria, di buon senso e realizzabile. Sia calendarizzata subito”.

Il “paracadute” lanciato da tutti

Ricordiamo che nei giorni passati, erano intervenuti per un sostegno, a vario titolo, per le scuole paritarie diversi partiti: dopo la LegaItalia Viva e Forza Italia, anche il Partito Democratico aveva speso parole di preoccupazione, prima attraverso Valeria Fedeli, senatrice Pd ed ex ministra dell’Istruzione e in un secondo tempo anche da Graziano Delrio, capogruppo democratico alla Camera, per il quale “il contributo al sistema nazionale di istruzione e alla libertà educativa è fondamentale: sosterremo con convinzione l’azione del governo per superare queste difficoltà”.

L’esempio del Veneto

Vi sono regioni, soprattutto al Nord, dove la presenza di scuola paritarie è decisamente alta. Ad esempio, in Veneto, dove in vista della Fase 2 per contrastare il Coronavirus, si sta valutando a livello sperimentale di riaprire servizi e scuole per i bambini 0-6 anni.

Il 23 aprile c’è stato un confronto tra gli assessori alla sanità e sociale, Manuela Lanzarin, e alla scuola, Elena Donazzan, l’Ufficio scolastico regionale e i gestori delle scuole statali, paritarie e private dell’infanzia.

“I genitori, per poter rientrare al lavoro, devono risolvere in via prioritaria il problema a chi affidare i propri figli – ha premesso Lanzarin, che si è così allineata a quanto detto dallassessore all’Istruzione di Regione Lombardia Melania Rizzoli-: le scuole e i servizi per l’infanzia dovranno essere le prime a riaprire, non appena ci saranno le condizioni epidemiologiche per riprendere la vita di comunità”.

Al centro del confronto i bisogni dei circa 140 mila bambini under sei che, prima dell’emergenza sanitaria, frequentavano un nido o una scuola per l’infanzia.

In Veneto, un quarto (25.673) dei bambini della fascia 0-3 anni, frequenta un nido o un servizio per la prima infanzia. E nella fascia 3-5 anni, sei bambini su 10 frequentano una delle 1119 scuole d’infanzia paritarie (totale 73.518 bambini), e 41.377 sono iscritti ad una scuola d’infanzia statale.

La presidente Fidae audita in VII commissione Senato

Il 23 aprile, Virginia Kaladich, presidente nazionale della Fidae, la federazione delle scuole paritarie cattoliche, è stata ascoltata in audizione in Commissione Istruzione del Senato.

“Per quanto riguarda l’Esame di Stato conclusivo del Primo ciclo di studi sarebbe auspicabile avere almeno un colloquio, seppure a distanza, con lo studente, magari basato su un elaborato originale. Perché rimandare il primo impatto con una Commissione d’Esame a quando gli studenti della terza media di oggi avranno 19 anni?”, ha chiesto Kaladich.

Tra le richieste che la presidente Fidae ha espresso in audizione, c’è anche quella quella di tener conto, nella valutazione finale di ogni studente, quale sia stato il suo percorso formativo e cioè il processo di apprendimento, la qualità dell’interazione con il docente e i compagni, l’efficacia della comunicazione, la riflessione critica e il problem solving sviluppati negli anni e l’autovalutazione.

Sul nuovo anno scolastico, la presidente Fidae ha chiesto che, in ragione dell’emergenza e della possibile difficoltà nel reperire personale, “siano previste assunzioni di docenti muniti di titolo di studio adeguato, ovvero laurea magistrale e i 24 Cfu e poi che i contratti stipulati con il personale non abilitato possano essere prorogati in attesa degli esiti del Concorso straordinario abilitante”.

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