Home Attualità Quarantene differenziate a scuola: una “enorme ed ingiusta discriminazione”

Quarantene differenziate a scuola: una “enorme ed ingiusta discriminazione”

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Le nuove norme, che estendono anche ai bambini piccoli le quarantene differenziate fra vaccinati e non vaccinati, stanno suscitando molte reazioni, in primis di associazioni di genitori, ma anche il Garante dei Diritti dei Minori della Provincia autonoma di Trento ha inviato una lettera alle istituzioni in cui denuncia l’“enorme ed ingiusta discriminazione” subita dai bambini e le “assurde e dannose vessazioni” imposte agli adolescenti.

La lettera del Garante dei Diritti dei Minori della Provincia autonoma di Trento

Il dottor Fabio Biasi interviene sulle diverse problematiche conseguenti alle norme emanate dal Governo per la gestione dell’emergenza epidemiologica, riguardo ai trasporti scolastici, al libero accesso alle attività sportive, culturali e ricreative, e alla gestione delle quarantene differenziate a scuola a seconda dello stato vaccinale degli alunni.

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E’ semplicemente inammissibile, per un Garante dei diritti dei Minori, non dare voce a quelle che sono le espressioni di grave disagio e di legittima protesta, a causa delle ulteriori e gravi limitazioni dei diritti fondamentali della persona”, scrive nella lettera indirizzata alle Istituzioni in data 2 febbraio. Biasi esprime il suo personale disappunto e indignazione “per quello che si può definire come un cervellotico ed assurdo meccanismo di controllo sociale (il cosiddetto green pass, nelle sue molteplici declinazioni) introdotto dall’esecutivo centrale l’estate scorsa ed imposto sull’intero territorio nazionale (purtroppo con il generale sostegno delle autonomie locali), che comporta, in un continuo crescendo, gravi, violente ed ingiustificate limitazioni ai diritti fondamentali di tantissimi ragazzi e delle loro famiglie. Il tutto viene scientemente alimentato da una perdurante e martellante narrazione mediatica, tesa ad indicare i bambini ed i ragazzi quali diffusori di malattia, con conseguente loro colpevolizzazione e percezione di essere ‘sbagliati’. Queste norme, espressione di un potere esecutivo che pretende di disporre autoritativamente delle vite delle persone fino nei minimi dettagli, hanno comportato un generale clima di smarrimento e confusione ed una pericolosa frattura nelle relazioni tra i cittadini stessi, minando severamente le basi costituzionali per la promozione della pacifica ed armoniosa convivenza civile”.

La lettera del dott. Biasi, che ha ricevuto moltissime istanze ed email da parte della cittadinanza, si conclude con un vigoroso appello a “restituire ai nostri bambini e ragazzi un rinnovato clima di fiducia, apertura e gioia di vivere”.

Ma per il ministro Bianchi: “non ci sono discriminazioni”

Sullo stesso tema si sono fatte sentire diverse associazioni di genitori. Il tema dell’inclusione è sempre stato uno dei principi fondanti della scuola italiana. La Rete Nazionale Scuole in Presenza, per esempio, esprime in un comunicato decisa contrarietà sulle ultime misure “riteniamo opportuno che la Dad sia prevista solo per i positivi sintomatici senza alcuna discriminazione”.

Per il ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi tuttavia “Non c’ènessuna norma discriminatoria. I bambini vaccinati possono seguire in classe e gli altri a distanza. Anzi, è “un percorso di apertura, di normalità, un modo per spingere le vaccinazioni ai bambini. La responsabilità è garantire la tutela che solo il vaccino può dare”.

Solo in Italia i condizionamenti più gravi

Va ricordato che il vaccino anti Covid ai bambini è una libera scelta dei genitori e che la comunità scientifica non è concorde sull’effettiva utilità. La Svezia ha deciso di non raccomandare i vaccini anti Covid per i bambini tra i 5 e gli 11 anni, perché, al momento, le informazioni disponibili non indicano “alcun chiaro vantaggio”.

Anche nella Francia del decisionista Macron, che ha dichiarato guerra ai no vax, bambini e adolescenti sono stati “salvati” fino ai 16 anni, l’età più critica che ha risentito maggiormente delle restrizioni imposte durante la pandemia. Non sono stati tagliati fuori come in Italia da ogni attività ricreativa e sportiva, fondamentale per la crescita. Per tutte le “activités de loisirs” (svago e sport), in questa fascia di età basta un pass sanitario ottenibile anche col tampone. Per andare a scuola non serve alcun pass, neppure all’università. Anche il trasporto pubblico locale (bus e metro) resta un servizio garantito a tutti i cittadini.

Italia ammonita sul rispetto dei diritti. No alle discriminazioni

Per prima Amnesty International Italia, in un comunicato stampa del 14 gennaio, ha ammonito che gli interventi per il contenimento della pandemia devono sempre essere ancorati ai principi di legalità, legittimità, necessità, proporzionalità e non discriminazione, e che bisogna permettere anche alla popolazione non vaccinata di continuare a svolgere il proprio lavoro e di utilizzare i mezzi di trasporto “senza discriminazioni”.

Da ultimo arriva la notizia, data dal Fatto quotidiano e ripresa da vari siti, del rapporto del Consiglio d’Europa che censura l’obbligo di vaccinazione, introdotto direttamente o surrettiziamente attraverso il green pass nella maggior parte dei Paesi europei. Il Consiglio d’Europa (da non confondere con il Consiglio Europeo, organo della Ue) è un’organizzazione internazionale, a cui aderiscono 47 Paesi, che ha lo scopo di promuovere i diritti umani, la democrazia, lo stato di diritto. Nel rapporto si critica l’utilizzo delle certificazioni verdi per “punire i non vaccinati” e s’invitano gli Stati a informare i cittadini che nessuno deve farsi vaccinare se non lo vuole e a garantire che nessuno sarà discriminato se non è vaccinato.

E a Trento regole “autonome” per la scuola d’infanzia e primaria

Intanto, nella Provincia autonoma di Trento (che già l’anno scorso aveva limitato al minimo la Dad e che ha conseguito i risultati migliori nei test Invalsi), dal 7 febbraio entra in vigore un’ordinanza provinciale con regole diverse da quelle  nazionali su Dad e quarantene.

Nelle scuole dell’infanzia le sezioni saranno chiuse dal quinto caso positivo, così come nella scuola primaria, dove dal quinto contagio si sospende la didattica per 5 giorni. Una regola che vale per tutti, a prescindere dallo stato vaccinale dei bambini, mentre a livello nazionale è prevista la dad solo per i non vaccinati. La motivazione è il basso tasso di vaccinati nella scuola primaria, solo il 30% dei bambini, e quindi solo uno su tre poteva stare in presenza, con problemi organizzativi e metodologici per le scuole.

NOTA

La lettera del Garante dei Diritti dei Minori della Provincia autonoma di Trento è pubblicata a questo link:

https://www.secondopianonews.it/documenti/Lettera-Garante-Minori-Trento.pdf