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Religione cattolica, Ruscica (Snadir): il 90% degli alunni la sceglie, l’ora alternativa non sia una scusa per uscire prima da scuola

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Insegnamento della religione cattolica, una questione annosa e divisiva. Oggi abbiamo riportato le parole del segretario nazionale dell’Unione Atei Agnostici Razionalisti (UAAR) Roberto Grendene, che ha detto che a suo avviso l’ora di religione dovrebbe essere abolita, in quanto troppo “dottrinale”, attaccando anche la macchina concorsuale, che si sta per mettere in moto, per reclutare docenti di religione.

Immediata la risposta di Orazio Ruscica, segretario nazionale Snadir, ai nostri microfoni: “Leggiamo con un sorriso (che ognuno interpreti come vuole…) la replica di Roberto Grendene alle nostre dichiarazioni. Il sorriso è tutto per il signor Grandene, che ci accusa di ‘affermazioni scomposte e irriguardose’ e di ‘propaganda’. Da un autoproclamato agnostico – uno che cioè sospende giudizi e pronunciamenti di merito se non passibili di verifica – ci saremmo aspettati che verificasse prima di parlare… Invece ci sembra uno che non ha la minima idea di cosa sia l’insegnamento della religione cattolica oggi, nella scuola statale italiana. Ma forse lui fa parte degli atei e dei razionalisti… senza raziocinio!”.

Insegnamento religione cattolica, Ruscica fa chiarezza sui numeri

“E comunque, dal momento che a scuola ci siamo stati, anche da insegnanti, abbiamo la pazienza e la bontà di ripeterci: ‘L’insegnamento della religione, esimio Grandene, è collocato a pieno titolo – come previsto dall’art. 9 comma 2 della legge 25 marzo 1985, n° 121 – nel quadro delle finalità della scuola’. E ancora: ‘Aspetti importanti presenti nel profilo generale sono la precisa volontà di ‘arricchire la formazione globale della persona’, di offrire ‘contenuti e strumenti che aiutano lo studente a decifrare il contesto storico, culturale e umano della società italiana ed europea’ e di promuovere ‘la conoscenza del dato storico e dottrinale su cui si fonda la religione cattolica, posto sempre in relazione con la realtà (…) nel rispetto delle convinzioni e dell’appartenenza confessionale di ognuno’. Basta leggere… Quelle appena citate, sono le Indicazioni nazionali per l’IRC (acronimo che sta per Insegnante di Religione Cattolica), che però il nostro ateo, agnostico e razionalista, Roberto Grandene dimostra di non conoscere e che presentano l’insegnamento della religione quale insegnamento culturale e non catechistico. Per dirla in modo semplice e di facile comprensione per tutti, è uno strumento adatto a interpretare il nostro patrimonio storico al pari delle altre discipline. Se si studia la letteratura italiana, la storia dell’arte italiana e la filosofia occidentale, per quale motivo si dovrebbe ignorare il patrimonio storico della nostra cultura religiosa? Il fenomeno religioso è una componente universale e conoscibile della cultura umana, inclusa quella italiana, e dunque promuovere tale insegnamento rientra a pieno titolo tra i doveri della scuola. Non a caso, l’UNESCO afferma che: ‘Nessun sistema educativo può permettersi di ignorare il ruolo della religione e della storia nella formazione della società’. UNESCO che con l’UAAR ha in comune solo la lettera iniziale (per fortuna…)”.

“Al di là delle nostre suffragate opinioni, la conferma di ciò che diciamo, sono i numeri, quelli che non c’è ateo, non c’è agnostico o razionale che possa confutare: il 90% o giù di lì, degli alunni, di fronte a un’alternativa spesso inesistente e/o più leggera, sceglie l’ora di IRC. Semplicemente perché ne riconosce il valore culturale. Gli studenti ci apprezzano perché i nostri insegnanti offrono contenuti e strumenti per riflettere sull’esistenza umana nel confronto aperto fra cristianesimo e altri orizzonti di senso e promuovono ‘la partecipazione ad un dialogo autentico e costruttivo, educando all’esercizio della libertà in una prospettiva di giustizia e di pace’, come recitano le indicazioni nazionali. Sull’ora alternativa, invece, ci siamo già più volte espressi: la libera scelta di studenti e famiglie va sempre tutelata e rispettata, in un senso e nell’altro; ma a condizione che tra i contenuti della disciplina alternativa all’insegnamento della religione, ci siano tematiche come i diritti umani, la salvaguardia dell’ambiente, la pacifica convivenza tra i popoli, il dialogo interculturale. L’ora alternativa deve essere un’opportunità educativa, non una scusa per uscire da scuola prima. Noi, siamo aperti all’incontro e al confronto. Anche perché con l’UAAR e il suo massimo esponente, un punto in comune lo abbiamo: non crediamo ai fantasmi e agli oroscopi. Partiamo da qui?”, ha concluso Ruscica.

Insegnamento religione cattolica, chi non si avvale?

La media nazionale di diniego allo svolgimento della religione cattolica (che non è catechesi, ha sottolineato più volte lo Snadir) si aggira sul 15 per cento (cresce di anno in anno, basti pensare che nel 2010 stava sotto il 10 per cento), un dato per i vescovi preoccupante poichè corrisponde ad oltre un milione di allievi che quando c’è religione escono dall’aula.

Il record per la scuola secondaria, soprattutto dei licei artistici dove quasi 3 studenti su 10 dicono ‘no’, appartiene a Torre Pellice, in provincia di Torino, dove si arriva a sfiorare il 90 per cento di studenti che non si avvalgono delle lezioni di religione e svolgono un’ora a settimana su contenuti di materie “alternative”.

A ben vedere, quello di Torre Pellice è un dato che si giustifica per la nota presenza in quella zona piemontese di minoranze di altre etnie o di altre religioni nel territorio, ma soprattutto della sede storica della comunità valdese. Poi va anche detto che al Nord l’alta presenza di cittadini immigrati contribuisce a tutto questo: non a caso, in Lombardia più di un alunno su cinque si avvale della possibilità di non seguire la disciplina.

Ma il disinteresse per la religione si riscontra pure in territori di Centro-Sud. Una località, in particolare: si tratta di Comiso, nel Ragusano, dove molti dei 30 mila abitanti credono in Allah e non in Dio. La dirigente scolastica ha fatto chiarezza, qualche giorno fa, sui dati.