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Ritorno a scuola, per gli alunni con disabilità sarà più complicato. Ciracì (MiSoS): “Servono indicazioni chiare” [INTERVISTA]

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Le incertezze sulla riapertura scuole possono aumentare se guardiamo la questione dalla prospettiva degli alunni con disabilità: in tal caso i problemi potrebbero diventare enormi se non si prevedono misure chiare e precise.

Infatti quest’anno, oltre ai consueti temi della continuità didattica mancata e degli specializzati sul sostegno parcheggiati nelle graduatorie, si innescano tutti i meccanismi riguardanti la sicurezza per il rientro in classe al tempo del covid-19. Se le misure già previste dai vari protocolli e documenti tecnici per la riapertura scuole scricchiolano in diversi punti, per gli studenti con disabilità le criticità potrebbero amplificarsi di gran lunga, alimentando una miccia che potrebbe essere corta e far esplodere una bomba che andrebbe a danneggiare gli studenti con disabilità.

A tal proposito, La Tecnica della Scuola ha intervistato Ernesto Ciracì, presidente dell’associazione MiSoS, movimento insegnanti di sostegno specializzati, che ci ha spiegato il suo punto di vista sul rientro a scuola per gli alunni con disabilità.

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Quali sono a suo parere le criticità per gli alunni con disabilità in vista del rientro a scuola? Il protocollo di sicurezza è stato esaustivo in tal senso?

A pochi giorni dal rientro a scuola, gli interrogativi che si pongono, soprattutto i genitori degli alunni con disabilità sono: “cosa succederà alla riapertura delle scuole? Come saranno tutelati i nostri figli?”. Appare evidente come il primo grande problema riguardi il distanziamento sociale, che venga rispettato nonostante gli evidenti problemi di spazi nelle aule scolastiche e dall’altro la garanzia della continuità didattica sin dal primo giorno di scuola. In merito al protocollo di sicurezza ci si aspettava una maggiore attenzione nei confronti degli studenti con disabilità. Attualmente circolano solo “raccomandazioni”, che riguardano prevalentemente “accomodamenti ragionevoli” in riferimento alla tipologia di disabilità, alla numerosità del gruppo classe, alle risorse professionali specificatamente dedicate, ma per lo più ci sembrano accorgimenti generici che vengono delegati ai dirigenti scolastici che con la collaborazione di genitori e docenti specializzati sul sostegno, dovranno garantire la didattica in presenza, nella totale sicurezza. Pertanto, a mio parere, potrebbero esserci scenari a macchia di leopardo.

Potrebbe fare un esempio pratico di difficoltà per gli alunni con disabilità in vista del ritorno a scuola?

Come ci dovremmo comportare nei confronti degli alunni iperattivi o con spettro autistico, che in base ai loro bisogni hanno necessità di un maggior spazio? Ancora, per gli alunni con disabilità sensoriali riusciremo ad avere nei tempi utili, indicazioni da parte del CTS  in merito all’adozione delle   mascherine trasparenti, indispensabili per garantire l’inclusione scolastica di tutti gli alunni anche con deficit uditivo? O sull’utilizzo prolungato da parte degli alunni dei dispositivi di sicurezza? Insomma, forse bisognava calibrare le indicazioni in base alle specifiche disabilità andando incontro ai reali bisogni dei singoli alunni.

Il problema delle classi pollaio, che tocca da vicino gli alunni con disabilità, a quanto pare, non verrà risolto nell’immediato… 

L’annoso problema delle classi pollaio, oltre a disattendere le importanti sentenze giudiziarie in presenza di alunni con disabilità e in aperta violazione dell’art. 5 del DPR 81/2009,  risultano deleteri per la qualità dell’insegnamento e al fine di programmare un’azione didattica attenta alle potenzialità e bisogni di tutti gli alunni. Il Covid -19 e il conseguente distanziamento sociale hanno messo a nudo, purtroppo, l’esistenza di gruppi classi fin troppo numerosi, che a volte raggiungono addirittura 31 alunni, pertanto ci chiediamo come sarà possibile rispettare la distanza di un metro statico in tali condizioni. Inoltre, in queste settimane sono giunte all’associazione Misos, numerose segnalazioni da parte di docenti di diverse regioni d’Italia, in primis la Toscana, segnalandoci  accorpamenti di classi anche con alunni con disabilità che ovviamente vanno contro ogni ragionevolezza soprattutto in questo particolare momento.  Ci auguriamo che subentri il buon senso nel ridurre il numero degli studenti per classe garantendo distanziamento personale. 

C’è anche la questione delle cattedre ricoperte dai docenti specializzati. Quali sono i principali problemi?

In verità ci saremmo aspettati da parte del Governo, del Ministero dell’Istruzione, un atto di maggior coraggio nel garantire la continuità didattica indispensabile dopo un anno cosi difficile, durante il quale si è instaurato tra gli alunni e docenti di sostegno un rapporto didattico  relazione ed empatico che inevitabilmente verrà interrotto a causa delle numerose cattedre in deroga. Dai primi dati diramati da alcuni USR regionali  in merito ai posti in deroga, le tre regioni come Sicilia, Toscana, Emilia Romagna, totalizzano 22500 posti in deroga, quindi è facile immaginare che a livello nazionale supereremo quota 70mila cattedre in deroga. Si tratta di cattedre a supplenza, che rappresenta “un mostro” per la continuità didattica. Anche qui occorre che il governo agisca con la trasformazione degli organici di fatto con quelli di diritto, superando la Legge Carrozza 128/13 che impedisce di collocare tutti gli attuali posti in deroga nell’organico di diritto.

E’ chiaro che in tal modo, come ha evidenziato anche lei in precedenza, viene a mancare, ancora una volta, la continuità didattica…

Il Governo aveva due strade da percorrere: la stabilizzazione diretta dei tanti specializzati sul sostegno, senza dimenticare i tanti docenti specializzati  sul sostegno che per scarsità di posti in organico diritto, “giacciono” da anni, prevalentemente nel Sud Italia, in graduatorie di merito e gae.  Oppure quanto meno applicare attraverso il decreto attuativo l’importante articolo 14  Dlg 66/2017  modificato Dlg 96/2019, riguardante la continuità didattica, a cui ha lavorato incessantemente nella formulazione l’associazione Misos  sin dal 2017. Tale articolo, al fine di agevolare la continuità didattica, prevedeva che al docente specializzato sul sostegno con contratto a tempo determinato potesse essere proposta la conferma per l’anno scolastico successivo. Ciò avrebbe quantomeno garantito, se pur limitato nel tempo, quel minimo di continuità didattica tanto desiderata dai  genitori degli alunni, studenti e docenti. C’è anche la questione della concessione delle assegnazione provvisorie ai docenti di ruolo senza titolo, firmata dai sindacati confederati e MI,  che implicherà, oltre a lasciare diverse cattedre scoperte al nord Italia per via della mobilità verso il Sud Italia, criticità per gli stessi specializzati sul sostegno che non potranno garantire la continuità didattica, dovendo scegliere la sede scolastica dopo le assegnazione provvisorie ai non titolati.

Il tema dei trasporti in vista del rientro è molto caldo e prevede criticità di varia natura. Anche in questo caso, secondo lei, cosa dobbiamo aspettarci per gli alunni con disabilità?

Oltre al come stare in classe per gli alunni con disabilità, il come arrivare a scuola è di fondamentale importanza. In “tempo di pace”, quindi lontano dall’emergenza covid, purtroppo, negli anni scorsi in diverse città d’Italia,  ci siamo ritrovati, attoniti ed inermi, a denunciare disservizi per il trasporto degli alunni con disabilità grave, sia per ritardi nell’erogazione del servizio che per inefficienze di varia natura. Non vorremmo che in questa “corsa contro il tempo” per risolvere il nodo dei trasporti, fosse trascurata tale priorità. Sarebbe un comportamento ingiustificabile verso tutto il mondo scolastico“. 

Ernesto Ciracì – presidente del MiSoS
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