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Roma, il volontariato anti-bullismo vale anche per i crediti

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Dopo la Puglia arriva dalla capitale un’interessante iniziativa per porre un freno al bullismo giovanile: riguarda la possibilità di includere le attività di volontariato nel bouquet di esperienze utili ad accumulare crediti formativi in vista degli esami conclusivi di Stato della secondaria superiore. L’iniziativa è inclusa nel protocollo d’intesa che il Comune di Roma ha firmato nei giorni scorsi con l’Ufficio scolastico regionale del Lazio: gli studenti impegnati con le associazione di volontariato – tra cui le Acli di Roma, il Banco Alimentare, la Caritas diocesana, il Centro Astalli e la Comunità di Sant’Egidio, ma la lista è destinata ad allargarsi – non dovranno fare altro che produrre, una volta conclusa l’esperienza, il certificato di avvenuta attività di volontariato. Un’idea, quella di premiare questo genere di esperienze attraverso i crediti, che si sposa bene con la recente revisione degli esami di Stato, adottata già da quest’anno, in base alla quale i crediti formativi possono portare ai candidati fino a una “dote” di 25 punti.
A livello regionale – ha commentato l’iniziativa Maddalena Novelli, direttore dell’Usr del Lazio – esiste già un accordo per promuovere il volontariato nelle scuole con Cesv e Spes, operativo a Rieti, Viterbo e Latina. Ma il protocollo romano fa un passo oltre, chiedendo agli adolescenti un impegno attivo e portando le associazioni in classe per conquistare anche i ragazzi più difficili”.
L’obiettivo è portare nella parte giusta ” della barricata”, quella del rispetto per l’altro, il più alto numero di minori: mentre oggi in Italia un ragazzo su due subisce episodi di violenza verbale, psicologica e fisica; il 33% è una vittima ricorrente e la scuola rappresenta sempre più spesso l’ambiente ideale per l’attuazione di questo genere di episodi.
Con questo progetto – ha spiegato Sveva Belviso, assessore alle Politiche sociali del comune di Roma – puntiamo a far crescere nei ragazzi il senso civico e la responsabilità: siamo convinti che fare esperienze emotivamente forti possa creare loro un affetto in più per i più fragili che porteranno con sé nella vita e nella professione”. E il protocollo firmato a Roma non sembra affatto risparmiare ai ragazzi questo genere di esperienze: prevede infatti, oltre all’affiancamento di un tutor e ad un percorso formativo per tutti gli istituti partecipanti, che gli studenti lavorerino a diretto contatto con anziani, minori non accompagnati, senza fissa dimora, immigrati, disabili, rom, tossicodipendenti e figli di detenuti. Realtà difficili che potrebbero effettivamente scuotere anche i giovani più “focosi” a livello comportamentale.