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Sciopero 25 marzo su clima, pace e disarmo: Flc Cgil e Fridays for Future per nuovo modello di ecologia sostenibile

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Uno sciopero per il clima, la pace e il disarmo. Quello organizzato da Fridays for Future su temi di rilevanza mondiale e che vedono impegnati vari attori, dalle organizzazioni fino ai sindacati e gli studenti. La crisi che sta investendo l’Europa richiede un nuovo modello di sviluppo ecologicamente sostenibile. Serve potenziare gli investimenti pubblici da parte degli Stati, ma anche di ridurre l’impatto dell’inquinamento sugli altri Paesi che poco determinano sulla crisi climatica. Lo sciopero generale di tutto il comparto Istruzione e Ricerca del 25 marzo vedrà in prima fila, oltre Friday for Future, anche la Flc Cgil. Un’occasione per ribadire concetti di pace, visti i drammatici scenari europei, e per approfondire temi quali gli aiuti umanitari ai profughi in arrivo dalle zone di guerra.

Stop alla guerra e alle armi e iniziative immediate per la salvaguardia ambientale sarà il punto centrale dello sciopero.

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Se n’è parlato nella conferenza di quest’oggi con Flc Cgil e Fridays for Future

“Democrazia e partecipazione a partire dai luoghi di lavoro, partendo proprio dall’impatto della transizione ecologica sui luoghi di lavoro. Alcune aziende sono più responsabili di altre sull’inquinamento, è giusto che paghino di più. Importante la partecipazione dei giovani e della cittadinanza. Lo sciopero è legato anche alle vertenze di categoria. La scuola è fondamentale per costruire una cultura legata all’ecologia, i nostri studenti sono in piazza, ci chiedono di combattere insieme a loro con l’arma che possediamo, ovvero lo sciopero”. Così Francesca Ruocco della segreteria nazionale della Flc Cgil.

Ad intervenire anche Laura Vallaro, portavoce nazionale di Fridays for Future: “La crisi climatica è davanti ai nostri occhi. La solidarietà con le persone più colpite e meno responsabili della crisi climatica ma che ne subiscono le conseguenze. Scendiamo in piazza soprattutto per loro, non è giusto che paghino e che i nostri Paesi continuino a negare loro gli aiuti che avevano promesso”.