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Scuole chiuse, test rapidi sierologici pure per i docenti per il rientro a lavoro

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La curva del contagio rallenta e si intravede la luce in fondo al tunnel.

Il piano dell’Istituto Superiore di sanità (Iss), secondo quanto rivela l’Ansa, è quella di un’indagine a larga scala sulla popolazione utilizzando test rapidi sierologici, che indichino cioè chi ha sviluppato anticorpi al nuovo coronavirus, per avere il polso reale della diffusione del contagio.

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Dopo lo stop prolungato almeno fino a dopo Pasqua, bisognerà intervenire per un riavvio in modo scaglionato per tipologia di attività e per Regioni.

Così come spiega il professore Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss, occorre tutelare le realtà più fragili: “Ad esempio per le residenze di anziani Rsa certamente dovremo essere rigidissimi, perché lì si concentra il target ideale del virus. Per le Rsa dovremo essere strettissimi per molto tempo”.

Il piano del virologo dell’Università di Padova

Sul riavvio delle attività lavorative il dibattito è aperto. Bisognerà capire “come” avverrà. Secondo l’esperto, la riapertura andrà scaglionata per tipologia di attività produttive e anche su base regionale, ma “senza un piano di sicurezza, sono convinto che l’epidemia ricomincerà”.

Secondo Andrea Cristanti, virologo all’Università di Padova, occorrerà seguire tre livelli.

1) Dispositivi di protezione individuale: “Innanzitutto i dispositivi di protezione individuale, che andranno garantiti adeguatamente a tutti gli operatori sanitari ma anche ai lavoratori, con mascherine di protezione elevata”.

2) La diagnostica: “Bisognerebbe prevedere un piano di test tampone per tutti i lavoratori alla riapertura delle varie attività e aziende. I test andrebbero successivamente ripetuti a campione, ad esempio sul 30% dei dipendenti dell’azienda. Se ci sono casi positivi si procede immediatamente all’isolamento e il test si ripete su tutti i lavoratori. Ciò vale pure per gli insegnanti delle scuole“.

3) App: la tracciabilità dei dipendenti, anche con app, “per individuare subito i contatti in caso di positività”. La riapertura, sottolinea, “andrebbe inoltre scaglionata, prima le attività essenziali e poi il resto, e andrebbe fatta scaglionando anche per Regioni”.

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