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Aggiornato il 07.01.2025
alle 09:49

Sostegno, corsi Indire e estero contestati da idonei e precari storici: ci si forma non a gambe accavallate e stop ai concorsi Pnrr fotocopia

“La riforma dei corsi di sostegno affidata all’Indire rischia di svalutare il lavoro di tutti i colleghi che hanno conseguito il titolo di specializzazione presso le Università, hanno eseguito un tirocinio, svolto lezioni in presenza, sostenuto esami e sono stati selezionati, esattamente come noi che abbiamo superato il concorso Pnrr su sostegno con selezioni scritte, orali e prove pratiche: ci ritroviamo tutti sullo stesso punto di partenza, cioè il precariato”. La denuncia alla ‘Tecnica della Scuola’ è di una docente precaria (dell’Infanzia e primo ciclo) della provincia di Ancona risultata idonea al termine del concorso 2023.

“Noi idonei – spiega – abbiamo avuto dal Ministero una graduatoria non visibile, chiusa, un elenco non graduato: non sappiamo qual è la nostra posizione di specializzati di sostegno che lottano contro l’acquisto delle specializzazioni all’estero” che ci ritroveremo “all’interno delle nostre graduatorie, pur con una differenza qualitativa notevole tra le Università italiane e quelle estere”. Perché, continua la supplente, “l’esperienza dei titoli italiani è fatta di sacrifici, competenze e concorsi che una volta che sono stati superati e che hanno messo alla prova tutte le persone selezionate, devono riconoscere il merito, l’immissione in ruolo. Non ci dovrebbero più mettere dinanzi a ulteriori concorsi fotocopia, vero specchietto per le allodole, e ulteriore mercificazione dei posti”.

Per i precari già specializzati il timore maggiore riguarda l’erogazione di una formazione con qualità sempre più al ribasso: “La formazione del personale – continua la docente marchigiana – si fa in presenza, con personale qualificato: i corsi non si fanno da casa, non si fanno on line, non si fanno a gambe accavallate, ma lavorando sodo e guadagnandosi il titolo di specializzazione, che non è un lasciapassare ma è una vera competenza”, quella che serve “ai nostri ragazzi” e serve per “insegnare per tutte le disabilità”.

“Il problema – conclude la docente precaria della scuola dell’Infanzia – è che moltissimi dei miei colleghi delle scuole secondarie del primo e secondo grado sono rimasti a casa scavalcati da altri docenti che non hanno mai messo piede all’interno di una scuola, semplicemente per la mercificazione dei titoli di cui parlavo prima”.

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