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Aggiornato il 18.02.2026
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Umberto Eco, al via la maratona letteraria in ricordo del grande semiologo alla vigilia del decennale della scomparsa

Parte oggi, 18 febbraio, alla vigilia della scomparsa di Umberto Eco, avvenuta il 19 febbraio del 2016, la maratona di letture in tutto il mondo per ricordare il grande semiologo che aveva chiesto ai suoi amici di disporre il silenzio commemorativo per dieci anni dalla sua morte.
Coerente con la sua personalità, sui generis e creativa, come taluni personaggi dei suoi romanzi, compresi i miti e i luoghi e gli ambienti delle sue dissertazioni fra “i boschi narrativi” della sua amata letteratura, l’Università di Bologna, dove ha insegnato, fondato il Dams e a cui ha lasciato i 44 mila libri della sua biblioteca, ha ritenuto di anticipare, rispettando le sue decisioni, di un giorno le commemorazioni per causa delle troppe pubblicazioni e dell’enorme interesse che i suoi scritti hanno suscitato nel mondo e non solo delle accademie.

Ed è stata organizzata per questo una maratona letteraria, “Eco Eco Eco – A World-Wide Talk for Umberto”, a partire dalle 12,00 del 18 febbraio alle 12,00 del 19, nel corso della quale si alterneranno in diretta streaming sui canali YouTube della Fondazione Umberto Eco e della Fondazione Bottega Finzioni Ets, traduttori, scrittori, editor.
Prevista la partecipazione dello scrittore israeliano Eshkol Nevo, fumettisti come Milo Manara e Igort, accademici dei Lincei come Carlo Ossola e Lina Bolzoni, membri de l’Académie française, come Pierre Rosenberg, la ex direttrice generale Unesco Irina Bokova.

Il ricordo pubblico e mediatico

Anche l’Espresso, il settimanale dove pubblicava l’ineguagliabile, per sapienza e arguta analisi, la “Bustina di Minerva”, una rubrica così chiamata per rievocare gli appunti che talvolta si prendevano sulle bustine dei fiammiferi che all’epoca così si vendevano, gli dedica la copertina, mentre articoli commemorativi su di lui e le sue opere lo ricordano ai lettori.

Anche noi lo vogliamo ricordare, non già solo per le sue analisi strutturali di letteratura e di semiotica, fra cui “Apocalittici e integrati” (1964), nel quale anticipa in qualche modo l’eccesso di informazione che i media forniranno nel prossimo futuro, oppure “ Il superuomo di massa”, in un mirabile accostamento fra Nietzsche e Nembo Kid o Tarzan ecc., oppure ancora “Fenomenologia di Mike Bongiorno”, ripubblicato nel “Diario minimo”, o “Lector in Fabula” o “Opera aperta”, compresi i grandi romanzi, a cominciare dal “Nome della Rosa”, con cui aprì il nuovo, grandioso varco sugli studi intorno al medioevo e che risulta essere il libro italiano più venduto al mondo (secondo soltanto a Pinocchio di Collodi), “L’isola del giorno prima”, “Baudolino”, “La misteriosa fiamma della regina Loana”, “Il cimitero di Praga”, ma anche per i suoi interventi sulla scuola e sull’istruzione.

Le idee, la scuola e l’intolleranza

In un intervento nella sua notissima “Bustina”, chiosava che “giorno verrà” nel quale, finanziando le scuole private, sarà il Papa a chiedere di lasciare allo stato l’istruzione, perché i musulmani ne approfitteranno per aprire le loro scuole. E anche l’altra, nella quale, a proposito dell’aborto, citava San Tommaso d’Aquino per il quale l’anima non si forma col concepimento, ma quasi prima della nascita. E pure sul concetto, a proposito dell’omosessualità, di coppia secondo Natura, dal momento che le unioni e i rapporti sessuali seguono proprio il processo “naturale” che li ha coinvolti.

E a proposito dell’intolleranza, contro cui la scuola deve porsi come avanguardia, scriveva: “L’intolleranza si fonda su una mancanza di educazione. L’intolleranza è l’incapacità di regolare la nostra naturale e biologica reazione al diverso, che è biologico, noti bene, se mi appare qui un essere con otto occhi e quattro tentacoli ho all’inizio una reazione di difesa che è naturale, quindi alla tolleranza ci si educa, non si nasce tolleranti”.

Di una lucidità abbagliante, il suo pensiero vagava su tutti gli ambiti della conoscenza, insieme alle domande scomode, come quelle più sopra citate, che poneva a se stesso e al mondo, mentre contribuiva in modo esaltante a diffondere la cultura e la sapienza, l’esame critico, la valutazione sapiente, lo studio serio e filologicamente inoppugnabile.

L’eredità editoriale e culturale

Sua è l’invenzione del termine ASP, Autore a Spese Proprie, per segnalare i tanti scrittori che, nella speranza del successo, pubblicano a proprie spese, foraggiando avventurieri dell’editoria e dando speranze senza speranza.

Fra i fondatori della “Nave di Teseo”, con Mario Andreose e Elisabetta Sgarbi, le sue pubblicazioni sono state sempre un successo, anche se l’affezione iniziale per “Bompiani” non è mai venuta meno, considerato che anche gli altri due provenivano proprio da quella storica editrice, fondata nel 1929 a Milano da Valentino Bompiani, scrittore e drammaturgo.

A ricordarlo oggi è l’allievo, anche lui nato ad Alessandria d’Egitto, Roberto Cotroneo col suo libro “Umberto” e La Nave di Teseo con “L’umana sete di prefazioni. Testi liminari 1956-2015”, in cui per la prima volta si raccolgono testi dell’Eco scrittore di prefazioni e scritti introduttivi o conclusivi.
Un evento importante, allora, quello di oggi, che molte scuole possono seguire, anche per far conoscere agli studenti uno degli autori italiani più importanti e letti al mondo, un caposaldo della critica letteraria e il pioniere della semiotica letteraria, anche se, lui spiegava, la sua origine è antichissima e si può addirittura farla risalire ai greci.

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