Home Personale Valutare i presidi? Noi siamo pronti, ma niente bizzarrie

Valutare i presidi? Noi siamo pronti, ma niente bizzarrie

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Non c’è solo la chiamata diretta depotenziata a far spazientire i presidi: ora ci sono pure le valutazioni “bizzarre” nei loro confronti.

Le definisce così Mario Rusconi, vice-presidente dell’Anp, intervistato dalla Tecnica della Scuola nel giorno in cui sul primo quotidiano nazionale è apparso un articolo dal titolo “Come si valuta il preside”: un articolo che al sindacato più rappresentativo dei dirigenti scolastici italiani non è andato proprio giù.

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Lo dice senza giri di parole, spiegando i motivi e mandando pure una “stoccatina” ai sindacalisti del corpo docente.

 

Rusconi, perché quell’articolo non le piace?

Perché si vuole far passare l’idea che la valutazione dei presidi è un processo ‘leggero’: noi siamo i primi a voler essere valutati, ma non di certo a quelle condizioni.

 

Quali?

Mi riferisco al fatto che dall’articolo del Corriere della Sera si associa la valutazione dei dirigenti scolastici alle capacità grammaticali, cosiddette ‘valenziali’, addirittura con dei fondamenti neurologici, da verificare andando a leggere le circolari e le normative interne alle scuole. Ma scherziamo?

 

Però voi siete favorevoli alla valutazione?

Certamente. Quello che noi auspichiamo è un modello valutativo che mette in risalto i veri meriti e demeriti dei dirigenti scolastici. Non siamo certo arroccati, come stanno facendo i sindacati dei docenti, nella strenua difesa della categoria.

 

Perché, allora, un modello di verifica della “produzione” normativa dei presidi, dovrebbe indurre all’errore?

Partiamo da un concetto base: oggi i presidi operano a stretto contatto di un pool di docenti e collaboratori, anche del personale Ata, ad iniziare dal Dsga. Chi ha in mente l’idea del preside chiuso nella sua stanza ad operare per ore e ore, in splendida solitudine, con il solo telefono a fare da contatto con l’esterno, farebbe bene a ricredersi. E poi le faccio io una domanda: cosa facciamo con i presidi che non scrivono in italiano puro? Li cacciamo? Basta con questi discorsi: la valutazione grammaticale può essere dai noi considerata non solo una proposta puerile, ma anche un attacco a chi opera con serietà a capo degli istituti.

 

Insomma, per l’Anp sono altri i parametri da “misurare”?

Certamente. Per capire se un dirigente scolastico lavora bene, bisogna prima di tutto comprendere come ha impostato i rapporti con il personale, ma anche con gli studenti della scuola. E pure con le famiglie. Perché è innegabile che se un dirigente è rissoso e osteggiato da tutti, c’è qualcosa che non va.

 

(FINE PRIMA PARTE)

 

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