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Violenza a scuola, Valditara: “La scuola delle bacchettate sulle dita non funziona più, bisogna reagire in modo costruttivo”

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Sono molti gli episodi di violenza a scuola che hanno scosso l’opinione pubblica in questo periodo, tanto da spingere più parti a parlare di emergenza educativa. Basta pensare al caso della docente presa a pallini di gomma sparati da una pistola ad aria compressa da parte di un alunno, o al ragazzo che ha disegnato una svastica alla lavagna e poi ha preso a pugni la professoressa che lo ha richiamato. Cosa fare di fronte a questi casi, spesso ripresi con video pubblicati poi sui social?

Questo è ciò a cui abbiamo provato a rispondere in una recente diretta della Tecnica della Scuola LIVE, tema su cui abbiamo discusso con degli esperti di psicologia e pedagogia.

A dire la propria, e a proporre soluzioni, è stato Giuseppe Valditara, neoministro dell’Istruzione e del Merito, le cui parole sono state riportate da Il Corriere della Sera. Secondo quest’ultimo bisogna agire “ripensando le misure di contrasto con intelligenza e in modo moderno”. 

Valditara, come si legge in un comunicato stampa del MI, ha telefonato personalmente a Giuseppe Martino, dirigente scolastico dell’Istituto Andrea Ponti di Gallarate, teatro dell’aggressione alla docente da parte dello studente che ha disegnato una svastica alla lavagna durante una lezione, sincerandosi delle condizioni della professoressa.

“Questo gravissimo episodio è solo l’ultimo di una lunga serie di casi di bullismo e violenze che hanno coinvolto le nostre scuole. Una degenerazione della nostra comunità a cui è davvero arrivato il momento di dire basta”, ha esordito il ministro.

“Ho voluto parlare col dirigente scolastico per capire il contesto in cui è maturato l’intollerabile gesto. Ho ribadito anche nella conversazione che la scuola deve tornare un luogo sereno di formazione ed educazione, quel luogo dove si persegue per eccellenza la realizzazione della persona. E’ chiaro che la scuola delle bacchettate sulle dita non è più compatibile con la società dei diritti. Bisogna pensare a come reagire in modo costruttivo. Se un ragazzo è un teppista c’è un deficit educativo, che non riguarda soltanto la scuola, ma radiarlo significa spesso trasformarlo in un delinquente”, ha continuato il capo del dicastero di Viale Trastevere.

“Una questione sociale enorme”

Nell’idea di Valditara c’è il coinvolgimento di esperti: “Da questo punto di vista, restituire alla figura dell’insegnante l’autorevolezza che le è propria e affermare nelle aule la cultura del rispetto e delle regole rappresentano due priorità assolute della mia visione della scuola e dell’azione del governo. È mia intenzione istituire un tavolo con psicologi, giuristi ed educatori per studiare le risposte migliori a una questione sociale enorme”.

“E’ parte del mio progetto di Alleanza per il merito: oggi la scuola non è più autoritaria ma neppure moderna e dialogante, è – purtroppo – in un limbo in cui ha perso anche l’autorevolezza, che invece va recuperata, per gli studenti per gli insegnanti e anche per le famiglie”, ha aggiunto.

Secondo il ministro questi episodi vanno “denunciati e repressi severamente, ma non con il carcere. Piuttosto con l’obbligo di lavori di pubblica utilità che ripristino il rapporto di chi ha commesso atti vandalici o di bullismo con le regole”, ha concluso Valditara.