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30 università italiane pronte a cooperare con l’Africa

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La ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, al rientro della visita in Etiopia, dove ha accompagnato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, racconta i risultati dei colloqui bilaterali con la presidente dell’Unione Africana Nkosazana Dlamini Zuma

“Ci sono trenta università italiane già pronte a cooperare con le università africane. L’Italia, prima con la visita del premier Matteo Renzi e poi con quella del presidente Mattarella ha individuato nell’Africa un interlocutore fondamentale per dare risposte concrete e di lungo termine a tutte le complessità che viviamo. Stiamo mettendo in campo un modello di cooperazione innovativo in cui la formazione ha un ruolo fondamentale e l’Italia è considerato un paese affidabile verso cui ci sono molte aspettative. Adesso tocca a noi costruire i progetti, avendo già una rete spontanea di cooperazione tra gli atenei. Il mio compito e quello del Governo, ora, è mettere in campo un progetto di sistema e l’Unione Africana può essere un partner di sintesi, a cui si affiancano accordi bilaterali come quelli che presto sigleremo con l’Etiopia a seguito di questa missione che e’ stata davvero positiva”. 

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“Ad Addis Abeba ho visitato la scuola italiana, che è la più antica delle otto scuole italiane all’estero, fondata nel 1954. Ci studiano 782 studenti e rappresenta una presenza molto attiva della tradizione del nostro Paese in quella parte dell’Africa. Nella delega sulle scuole italiane all’estero, che attualmente sono otto statali e quaranta paritarie, stiamo rivisitando il modello educativo, perfezionandolo e rilanciandolo, perché’ le consideriamo uno strumento di soft-power fondamentale per l’Italia. C’è da parte del governo una rinnovata attenzione verso questo strumento di public diplomacy dell’Italia all’estero e questa visita e’ stato un momento fondamentale per portare a compimento, con il viceministro agli Esteri Mario Giro, la delega sulle scuole italiane all’estero”.

“Nell’incontro bilaterale con il presidente Mulatu Teshome e con il premier Haile Mariam Desalegn è emersa una forte domanda di intensificare la cooperazione universitaria soprattutto nel settore della formazione tecnica e professionale, dalla scuola secondaria alle facoltà collegate all’università. Loro ad esempio sono interessati a tutti i settori di ingegneria e agraria. Da questo nascerà un accordo quadro bilaterale, di intesa con il Ministro dell’Istruzione Etiope, che avrà come punti di riferimento alcune proposte precise che siamo in grado ora di raccogliere”. 

    La prima proposta “è l’utilizzo dei pensionati nella formazione dei professori, visto che loro non hanno forze interne al paese per accompagnare la formazione e il raccordo con l’impresa che si collega alle facoltà scientifiche. L’idea è quindi di proporre a professori universitari in pensione di fare un semestre di seminari in Etiopia. Questa è una cosa che ormai, con le nuove norme, possiamo fare, e su cui ci siamo quindi potuti impegnare ad Addis Abeba”. 

    Il ministro dell’Istruzione etiope “è poi molto interessato all’istruzione professionale perché ritengono che per i loro giovani sia una possibilità di formazione in loco che è un freno alla fuga dell’emigrazione. L’Etiopia sta crescendo dell’8%, sono 99 milioni di abitanti e il 70% è al di sotto dei trent’anni. Un bacino molto fertile se coltivato”.

“L’Italia ha dato la sua disponibilità dal punto di vista scientifico ad affrontare i temi della siccità e dell’approvvigionamento dell’acqua. Il nuovo modello di cooperazione che porta avanti il governo – fa quindi notare Giannini – è un modello integrato che prevede sia gli aiuti diretti con la cooperazione e l’aiuto delle organizzazioni non governative, ma anche altri elementi e tra questi la formazione è fondamentale. Già molte università stanno collaborando, 27 facoltà italiane hanno già stretto accordi con università etiopi. Ma oltre al processo bottom-up, con questi paesi è utile fare un processo top-down, partendo da accordi governativi”. 

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“L’Italia – afferma Stefania Giannini – è descritta come ‘bridge country’, sia nei rapporti bilaterali, sia con tutta l’Unione africana. Per i settori di mia competenza, ha parlato di ‘skills development’, ‘vocational training’ e ‘professional training’ e quindi di un rapporto strutturale con le università panafricane o network di paesi africani. L’Italia ha dato la sua disponibilità a costruire questi progetti. Si è parlato poi di  ‘women empowerment’, collegato al tema dell’istruzione, soprattutto in Africa, perché’ la scolarizzazione delle donne diminuisce povertà e fame. Zuma ha richiamato i nuovi millennium goals del 2030 e, tra questi, l’istruzione è a un livello molto più alto del passato”. 

Insomma, “l’Italia – fa notare la ministra -, prima con la visita di Renzi e poi con quella di Mattarella ha individuato nell’Africa un interlocutore fondamentale” per mettere in campo politiche che affrontino i grandi temi dello sviluppo sostenibile, della lotta alla povertà, delle migrazioni e della lotta al terrorismo internazionale. “In Africa c’è bisogno di far crescere una classe dirigente che sia in grado di accompagnare un processo di sviluppo. Loro  hanno come modello le piccole e medie aziende e l’Italia sotto questo profilo può essere un prezioso punto di riferimento per la formazione. Tra l’altro ci  chiedono un contributo significativo perché’ siamo un Paese che non ha una tradizione coloniale e verso il quale non ci sono ne’ debiti ne’ crediti. Lo spazio è enorme, la responsabilità altrettanto”. 

Dunque “nel settore dell’Istruzione, l’Italia è già pronta a dare una cornice istituzionale per mettere a sistema relazioni che esistono ed altre che possono nascere. Per essere efficaci in un’operazione di medio termine e’ molto importante un’azione strutturata”.

L’università e la ricerca sono “le infrastrutture immateriali più importanti come deterrente difronte al terrorismo islamico che vive su una forma di cooptazione e adescamento di giovani. Sappiamo che si tratta spesso di giovani istruiti. Ma il bacino a cui i terroristi si rivolgono è notevole: nel 2011 l’Africa festeggiò il miliardo di persone e ora sono aumentati di circa il 15%. Di questi il 72% di loro sono sotto i 30 anni. Al di là delle considerazioni etico-politiche esiste un dato demografico: c’è una pressione di aspettative verso condizioni di vita che se non sono vicine alle soglie della decenza, per usare le parole dell’ONU. Se non si risponde positivamente a queste aspettative è ovvio che ci sono problemi ma noi possiamo mettere in campo, con l’Istruzione, quelle strutture immateriali che possono aiutare in questo senso”. 

“Noi siamo pronti e il nostro obiettivo è lavorare insieme”.