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500 euro, Renzi pubblica l’elogio di un docente umbro. Ma c’è anche chi li rifiuta

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Il premier Matteo Renzi ha pubblicato il post di un docente umbro che elogia il Governo per aver dato “500 euro, tondi tondi, ad ogni insegnante di ruolo di questo paese, dall’infanzia al liceo”.

Renzi scrive che il docente “si chiama Giovanni. Ha scritto questo post. Mi piace condividerlo senza aggiungere nulla. E riflettere insieme su quanto sia cruciale per la nostra società il ruolo del prof oggi più che mai”.

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Nel messaggio, riportato dal premier, il docente sostiene che i 500 euro dell’autoaggiornamento, assegnati in questi giorni, rappresentano una risposta “a quelli che berciavano alla distruzione della scuola pubblica e alla deportazione dei neo-assunti, e che ora tacciono, col malloppo in tasca, pronti al prossimo piagnisteo. 500 euro da parte di un Governo – scrive il professore umbro – che non ho nemmeno votato. E’ la prima volta che succede in 25 anni che faccio questo mestiere, in cui di governi e di ministri ne avrò visti passare due dozzine. E di promesse almeno il doppio”.

 

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“Un bonifico con cui mi regalerò finalmente – prosegue l’insegnante – un mini abbonamento a Teatro, quel corso di aggiornamento fuori sede, quei due dizionari di psicologia costosi che puntavo da anni e non mi sarei mai potuto permettere. Ci potevano comprare i gessi e la carta igienica…grideranno scandalizzate e puntuali le anime belle di questo paese; invece io credo di no, che averli dati a noi sia stata la cosa più giusta e straordinaria di un governo dal dopoguerra. Perché gratificare un insegnante è l’investimento migliore di una società lungimirante. E quindi anche il più urgente e sommamente utile. Perché i gessi passano, mentre gli insegnanti restano, come presidio di civiltà e di umanità”.

Per completezza, le reazioni che abbiamo letto sui social non sono tutte di questo tenore: c’è anche chi ritiene che il bonus da 500 euro non sono un premio ai docenti, perché quei soldi non andranno nelle loro tasche. E li rifiuta.

Riportiamo alcuni di questi commenti contrari alla modalità di aggiornamento, introdotta con la riforma 107/15 e da rendicontare entro il prossimo 31 agosto:

 

– Giuseppe Romeo Ti impongono di fare con quei soldi qualcosa che ho sempre fatto con i miei. Io devo sentirmi LIBERO di spendere i soldi che guadagno come voglio. Non come vogliono loro. MI SPIEGATE CHIARAMENTE COME FARE PER RIMANDARLI AL MITTENTE SUBITO. NO FRA UN ANNO.

 

Gianna Seraglia Io non li voglio. Non è questo che voglio dalla scuola: soldi per una manciata di voti. O li restituisco al mittente, o li tengo là, o mi faccio una mammografia di controllo, o li dono alla mia scuola. Che schifo.

 

– Alessandro Cadelano Una bella banda di venduti a cinquecento euro… ricordate chi vi ha pagato il voto mi raccomando… si pensa al pc, al tablet, allo smartphone… che decadenza… ma così poco vale l’orgoglio e la dignità di un uomo? E il rinnovo di contratto? Un bonus c’è oggi… domani perché bonus si può togliere… un aumento salariale no… noi abbiamo comprato un pc col ns lavoro… Non con l’elemosina di RENZI.

 

– Daniela Dalki Tra vari anni forse, e sottolineo forse, mi avranno ridato i soldi delle mie ferie maturate, non godute e Mai pagate… Diciamo che tra 8 anni mi avranno ridato i miei soldi, ma non capisco perché debba spenderli come stabiliscono loro…

 

 Ivana Caponi Già ci stanno togliendo la libertà di insegnamento…adesso ci vogliono togliere pure la libertà di scelta del nostro aggiornamento. E’ un ricatto: ” ti do 500€ ma mi devi dimostrare che ci hai acquistato quello che decido io per il tuo aggiornamento”. Io non li ho avuti e non li voglio. Spero non mi arrivino….

 

Lino Improta Pascià Da 500 euro e poi nelle scuole manca carta stampante, carta igienica, gessi, per non parlare dei riscaldamenti, grazie RENZi che le forze dell’ordine, insegnanti, campano con 1400 euro al mese e il barbiere di Montecitorio gli danno 120mila euro all’anno, un grazie alla tua maestra, alla tua professoressa che ti ha cresciuto in modo così intelligente da prendere in giro a tutta Italia.

 

Ci fermiamo qui: a ognuno le sue conclusioni.

 

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