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Liceo Classico: i primi due anni si chiameranno di nuovo Ginnasio. Lo prevede un disegno di legge targato Fratelli d’Italia

I primi due anni del liceo classico potrebbero tornare alla loro vecchia denominazione: lo prevede un disegno di legge a firma del deputato di Fratelli d’Italia Alessandro Amorese, depositato in Parlamento nel novembre scorso e assegnato alla Commissione Cultura della Camera.

La relazione introduttiva chiarisce bene le ragioni della proposta: si tratta – spiega Amorese – di “restituire all’ordinamento scolastico italiano una tradizione educativa e culturale che ha formato intere generazioni di studenti e che rappresenta, ancora oggi, un tratto distintivo della scuola umanistica nazionale”.

Nella relazione si evidenzia che la cancellazione della denominazione di “ginnasio”, decisa da un Governo di centro-destra, “ha finito per appiattire un patrimonio identitario di grande rilievo, privando il liceo classico di un elemento simbolico e pedagogico che ne rappresentava la specificità più autentica: quella di un percorso formativo in due fasi, distinte ma complementari, il ginnasio e il liceo propriamente detti”.
“La cancellazione di questa distinzione –
sottolinea Amorese – oltre a impoverire la tradizione del liceo classico, ha avuto l’effetto di rendere meno percepibile il valore identitario del percorso agli occhi degli studenti, delle famiglie e della stessa comunità scolastica. Il venir meno della denominazione di ginnasio ha significato, simbolicamente, la perdita di una continuità storica e ideale con la scuola umanistica italiana ed europea, che da secoli riconosce in quella parola la fase fondativa della formazione intellettuale”.
“La differenziazione lessicale e didattica tra ginnasio e liceo – si legge ancora nella relazione introduttiva – può, inoltre, contribuire a rafforzare il senso di appartenenza e di progressione negli studenti, restituendo loro la consapevolezza di un cammino intellettuale a tappe, fondato sulla gradualità e sulla crescita culturale”.
Nel nostro sistema scolastico, il ginnasio che molti conoscono risale alla Riforma Gentile che aveva assegnato questa denominazione alla scuola che consentiva di proseguire negli studi superiori.
Dopo il ciclo elementare, infatti, si poteva accedere al ginnasio di durata quinquennale e che consentiva l’ingresso al liceo classico: la prima ginnasiale corrispondeva dunque a quella che diventerà poi la prima media. Siccome il percorso era di 5 anni, si spiega il motivo per cui gli ultimi 2 anni erano denominati quarta e quinta ginnasiale.
Con la Riforma Bottai del 1940 nasce la scuola media triennale, al termine della quale si poteva accedere anche al liceo classico, di 5 anni, le cui classi continuarono a mantenere la vecchia denominazione: IV e V ginnasio i primi 2 anni e I, II e III liceo i tre anni successivi.
Nel 1952 con un intervento amministrativo vennero modificati i quadri orari del liceo che però mantenne il vecchio ordinamento. La denominazione di ginnasio per le prime due classi rimase.
Una certa separazione fra ginnasio e liceo classico rimase evidente anche grazie al fatto che per lungo tempo al termine della classe V ginnasiale si doveva superare un esame per essere ammessi al liceo (e non si trattava affatto di un esame pro-forma, anzi spesso era molto selettivo e causava la ripetizione della classe).
L’esame venne abolito da un decreto ministeriale del gennaio 1969, nel pieno delle proteste e delle occupazioni delle scuole da parte degli studenti del Movimento.
Da tutto questo emerge un elemento interessante: sostenere, come si legge nella relazione introduttiva del ddl Amorese, che il liceo classico “ha formato intere generazioni di studenti” è quanto meno eccessivo e forse persino imprudente.
In realtà ginnasio e classico sono sempre stati, almeno fino ad alcuni decenni fa, un percorso finalizzato a formare non generiche generazioni di studenti, ma più precisamente gli studenti destinati (o predestinati) a diventare la classe dirigente del Paese. Questo, d’altronde, era proprio lo scopo dichiarato della Riforma Gentile.

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