Dall’anno scorso il meme “6-7” (da leggere six-seven in inglese) ha iniziato a circolare anche nelle scuole italiane, dopo aver dominato per mesi i social statunitensi. Un gesto che è arrivato anche in Vaticano, coinvolgendo Papa Leone XIV.
La sua origine risale alla canzone Doot Doot (6 7) del rapper Skrilla, pubblicata il 1° dicembre 2024. Il brano, costruito sul ritornello ripetitivo “doot doot”, contiene il riferimento “6-7”, interpretato come richiamo a strade di Philadelphia o Chicago oppure al codice di polizia 10-67, associato alla segnalazione di un decesso.
La diffusione virale, però, nasce da una coincidenza nel mondo dello sport: a gennaio 2025 sono diventati popolari i montaggi del giocatore NBA LaMelo Ball, alto 6 piedi e 7 pollici. Da quel momento la sua statura, trasformata in “Six7”, è diventata il motore del tormentone, accompagnato dalla canzone e ripetuto ogni volta che il numero 67 compariva in un video o in un contesto casuale.
La tendenza è presto sfuggita dal contesto sportivo, diventando un fenomeno di massa su TikTok. Migliaia di adolescenti hanno iniziato a ripetere “6-7” ogni volta che il numero compariva in un compito, su un cartello o in una conversazione quotidiana. Negli Stati Uniti alcune scuole sono arrivate perfino a vietarne l’uso, visto che studenti lo gridavano a caso nei corridoi o durante le lezioni, seguendo una dinamica simile ad altri tormentoni numerici come “69” o “420”.
A non rimanere immune di fronte al meme non è stato nemmeno papa Leone XIV. Infatti, un video girato in Vaticano il 16 maggio scorso ha conquistando i social di tutto il mondo: sua santità appare sorridente mentre un gruppo di giovani gli insegna il celebre gesto “6-7”. Nelle immagini si vedono i ragazzi spiegare il movimento delle mani e scandire in inglese “Six, seven”, mentre il Pontefice li osserva con curiosità e poi ripete sia il gesto sia la frase, scatenando applausi e risate tra i presenti. Il gesto sembra averlo conquistato: Papa Leone lo ha riproposto anche in un’altra occasione, ancora una volta davanti a un gruppo di giovani, confermando la sua spontanea sintonia con le nuove generazioni. Il filmato originale, condiviso su TikTok da Don Roberto Fiscer, il prete creator di contenuti digitali, ha iniziato a circolare in poche ore sui social internazionali, trasformandosi rapidamente in un nuovo fenomeno virale.
Come riportato da Il Post, nei paesi anglofoni il fenomeno è ormai parte della cultura pop: South Park ha dedicato alla tendenza un intero episodio su una finta setta di ragazzini che venerano il numero 67; alcuni sportivi lo citano durante le esultanze; videogiochi molto amati dalla Generazione Alfa, come Clash Royale e Overwatch 2, hanno introdotto un gesto dedicato; persino alcune aziende hanno inserito riferimenti a “six-seven” nelle loro comunicazioni. Secondo sempre Il Post, una ventina di docenti e genitori italiani riferiscono di aver iniziato a sentirlo pronunciare anche nelle nostre scuole già da inizio ottobre.
Il meme è stato inoltre nominato “Parola dell’anno 2025” da Dictionary.com, che lo descrive come un fenomeno capace di “connettere le persone ben prima che qualcuno decida cosa significhi davvero”. Un tratto tipico dei meme nonsense già visti in passato: non a caso “6-7” è considerato l’erede naturale dello “skibidiboppy”, virale circa un anno prima.
Che cos’è, però, che dà forza a un fenomeno di creatività collettiva? Forse la capacità della nuove generazioni, in questo caso di quella Alfa, a essere abituata ad apprendere e diffondere rapidamente contenuti, anche se privi di un significato univoco. Il loro interesse principale non è coglierne l’origine o il significato, ma far parte di un gioco collettivo che li inglobi in un microcosmo di loro simili in cui si riconoscono, senza rimanerne esclusi.