Rinnovo contratto scuola, arriva la firma? Le ultime dall'ARAN

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Aggiornato il 01.04.2026
alle 13:03

Torna lo scappellotto a scuola, servirà a “sanare la deriva disciplinare”. Il Ministero dà il via libera, ma solo se “controllato”: no bacchettate – ULTIMORA

Con Circolare urgente del Ministero dell’istruzione, del 28 marzo scorso, di cui non è stato reso noto, finora, il numero di protocollo, comunque in attuazione dell’articolo 2 del decreto legislativo del 2017, recante “norme in materia disciplinare e di comportamento nelle scuole italiane”, il dicastero ha reso noto che “a partire dal prossimo anno scolastico 2026/27, è consentito ai tutti i docenti di ogni classe di concorso e di ogni ordine e grado di istruzione e dunque in tutte le scuola d’Italia, l’uso dello scappellotto. La pratica sarà lecita, spiega il testo “in ogni sua forma, purché a soli fini disciplinari ed educativi, e purché nei limiti della giusta dose”.

“È esclusa – continua la Circolare – anche se tale provvedimento non dovesse dare i risultati attesi, ogni altra forma di punizioni corporale”.

Con questo comunicato, di cui abbiamo avuto copia nelle scorse ore e che nella giornata di domani sarà diramato in tutte le scuole, il Ministero ha preso una decisone che sicuramente farà discutere, innescando polemiche e reazioni accese, non solo da parte delle opposizioni, ma anche dei più sensibili pedagogisti.

In altre parole, come si legge nella Circolare, è stato ripreso l’uso “controllato” dello scappellotto, “nei confronti di quegli alunni il cui comportamento non è conforme alle regole stabilite dal disciplinare votato e accettato da ciascun Consiglio d’Istituto”.

La draconiana decisione nasce dal fatto che ormai, come le cronache riportano giornalmente, gli alunni hanno preso fin troppa confidenza coi docenti, arrivando in alcuni casi a colpirli, ad esempio con cartoncini attorcigliati negli elastici o lanciati dagli astucci delle penne usate come cerbottane.

Malcostume enorme, non più tollerabile, mentre la proibizione del porto dei coltelli, o del telefonino, non sta dando gli esiti immaginati.

D’altra parte, si legge nella nota ministeriale, “fino a tutti gli anni Cinquanta non era in uso forse la famosa bacchetta da parte dei maestri e degli insegnanti? E, considerato ancora, che persistono casi di aggressione ai docenti, perfino con oggetti contundenti, ma pure a parolacce, la decisione di riesumare l’istituto dello scappellotto viene ripresa, anche per ridare quel famoso prestigio perduto al corpo docenti”.

Ma non solo, la Circolare, per giustificare ancora di più questa rigorosa impennata disciplinare, fa pure riferimento ai metodi didattici e pedagogici adottati dai gesuiti nello scorso secolo, i quali insegnavano, con pieni esiti, a suon di bacchettate. E con risultati straordinari, molto più importanti di quelli di oggi.

Era, ed è, proverbiale infatti la cultura, la sapienza, la profondità intellettuale dei gesuiti, tanto che, come raccontano le cronache medievali, tra i domenicani, per esempio, ma anche fra i cappuccini, per contrastare le eresie, e primeggiare nelle dispute teologiche, era obbligo imparare la Bibbia a memoria. E perché i novizi sovrastassero, con forbita dialettica sulle tesi ereticali, come racconta Salimbene da Parma, era di normale uso il bastone e perfino il digiuno forzato o altre punizioni che ferivano il corpo, affinché i novizi studiassero, come i risultati futuri hanno dimostrato.

Precisa il Ministro, tuttavia, che non si vuole arrivare a questi estremi, ma auspica che la riproposizione dell’istituto dello scappellotto, almeno, possa in qualche modo sanare la deriva disciplinare, recuperare il prestigio perduto dei docenti e istruire meglio gli alunni nei contenuti culturali.

In pratica, oltre al voto di profitto, alla eventuale nota sul registro, al voto in condotta, ecco ricomparire lo scappellotto, come deterrente alla negligenza ma stimolo importante allo studio.

Qualcuno tuttavia teme, ma questa rimane un’ipotesi assai lontana, che si possano reintrodurre, fra le metodologie didattiche ed educative più estreme, soluzioni ancora più drastiche, come le bacchettate.

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