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11.07.2026

Addio a Peppino di Capri: la sua eredità artistica come patrimonio

È morto questa mattina a Capri, sabato 11 luglio, nella sua Villa Castiglione, Peppino di Capri, all’anagrafe Giuseppe Faiella. Il cantautore e pianista aveva 87 anni e da tempo lottava contro una malattia. La notizia, diffusa dal quotidiano Il Mattino, ha suscitato un’ondata di cordoglio nel mondo della cultura e dello spettacolo italiano, oltre che tra gli operatori dell’istruzione e della formazione, da sempre attenti al valore didattico della musica popolare. I funerali si terranno domenica pomeriggio nell’ex cattedrale di Santo Stefano, in piazzetta a Capri, luogo simbolo del legame profondo tra l’artista e la sua amata isola.

Una vita tra musica e formazione

Nato nel 1939, Peppino di Capri iniziò a studiare pianoforte da bambino con una severa insegnante tedesca a Napoli, prima di dedicarsi al rock and roll d’importazione statunitense, scelta che gli costò l’allontanamento dalla scuola musicale tradizionale. Un percorso che intreccia disciplina e apprendistato artistico, spesso richiamato da docenti ed esperti come esempio di come l’educazione musicale possa affiancare la formazione scolastica nel valorizzare i talenti dei più giovani, anche quando escono dai canoni previsti.

Il patrimonio culturale da trasmettere a scuola

Con brani come “Champagne”, “Roberta” e “Luna caprese”, l’artista ha attraversato oltre sessant’anni di canzone italiana, diventando parte della memoria collettiva nazionale. Non a caso, la sua musica compare spesso nei percorsi didattici dedicati alla storia della canzone d’autore, strumento utile per avvicinare gli studenti alla cultura del Novecento e alle trasformazioni sociali dell’Italia del dopoguerra, dal boom economico fino alla stagione del twist e del primo pop internazionale, passando anche per l’incontro con i Beatles nel 1965.

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