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Adolescenti, migranti, studenti

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Gli ultimi dati raccolti nel rapporto Unicef-Caritas sugli alunni stranieri in Italia, presentano un quadro relativamente complesso ed eterogeneo. Gli studenti immigrati sul territorio italiano raggiungeranno nel prossimo anno scolastico le 500mila unità, con picchi al centro nord, area in cui si concentrano i due terzi di tale popolazione (Milano si attesta sul 12% di studenti stranieri sull’intera popolazione scolastica) e percentuali minime al sud (1 %).
Da un’indagine condotta dagli psicologi dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Consiglio Nazionale delle Ricerche condotta su 10 scuole in Italia centrale (3 superiori, 5 medie, 2 elementari) si rileva che “in quasi tutte le scuole non si sono riscontrati particolari difficoltà nell’inserimento di alunni stranieri, specialmente quando questi vivono in Italia da qualche anno e vi hanno già frequentato la scuola materna e la scuola elementare”.
Un dato su cui focalizzare l’attenzione è quello che rileva che per gli alunni stranieri, insegnanti e coetanei rappresentano un saldo e positivo punto di riferimento, e si rileva altresì che talvolta sono le famiglie dei ragazzi immigrati a ostacolare la socializzazione, evidenziando che ragazzi italiani e stranieri non si frequentano molto fuori dalla scuola.
Negli ultimi anni stiamo assistendo a un fenomeno nuovo per il mondo scolastico italiano, un ritmo di crescita esponenziale degli studenti immigrati che si iscrivono alle scuole superiori.
L’anno prossimo saranno centomila unità, di cui 80mila iscritti agli istituti tecnici professionali.
E’ utile sottolineare che il maggior numero di persone che compongono il pianeta immigrazione si trova nella fascia d’età compresa tra zero e 14 anni. Difatti relativamente recente è la tematica adolescenti immigrati, si tratta per lo più di ragazzi ricongiunti che hanno passato parte della loro storia personale nel paese d’origine. Accanto a questa realtà vi è una situazione completamente diversa: quella composta da adolescenti soli provenienti in gran parte da Albania, Marocco e ultimamente da altri paese dell’est europeo.
Considerando quanto appreso dalle discipline psicologiche e pedagogiche, sulla particolare problematicità delle fasi d’età comprese nel termine pre-adolescenza e adolescenza, si ritiene che i segnali d’attenzione posti dalle istituzioni, in primis la scuola come agenzia formativa e socializzante, siano corretti e ben indirizzati. 
La duplice valenza di problematicità, lo status adolescenziale e lo status di immigrato, portano a considerare con attenzione tutti gli strumenti e le strategie volte a ottimizzare gli interventi in quest’ambito. Una riflessione più attenta merita la considerazione che per il ragazzo immigrato si presentano contemporaneamente due viaggi: il viaggio simbolico per abbandonare i lidi dell’infanzia nella transizione all’età adulta e il viaggio reale della migrazione. 
Una transizione pregnante e impegnativa che porta con sé vissuti abbandonici. Si prospettano per il ragazzo migrante sfide consistenti per approdare a un percorso identitario. Istituzioni e operatori sono quindi chiamati ad affinare i propri interventi,accogliendo e sostenendo i ragazzi in modo tale che possano adeguatamente costruirsi la dimensione del futuro e la capacità progettuale.
 
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