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Alla scuola il conto maggiore della crisi

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Dal 2010 lo stipendio medio reale del personale della scuola ha perso il 12,4% del proprio potere d’acquisto, mentre la busta paga tipo nelle Autorità indipendenti (Antitrust, Privacy, Energia eccetera) è cresciuta del 7,6%, negli enti pubblici è aumentata del 7% e a Palazzo Chigi si conserva il +23,5%: in altre parole, afferma Il Sole 24 Ore, “nella pubblica amministrazione la cultura non paga, l’autonomia sì”, ma si conferma pure che tra gli statali i trattamenti non sono uguali

Chi ha pagato la crisi?

E infatti, scrive il giornale economico, “Scuola, regioni, enti locali, ministeri, sanità ed enti di ricerca hanno pagato alla crisi un prezzo più o meno pesante, mentre in generale è andata molto meglio alle aree più piccole, da centinaia di dipendenti e spesso coperte dallo scudo efficace dell’autonomia”.

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“I conti della Ragioneria (che mostrano la media complessiva per settore senza distinguere dipendenti e dirigenti) offrono sul punto un numero chiaro: nell’Italia ordinaria lo stipendio medio di Regioni ed enti locali si ferma a 29.057 euro lordi all’anno, dove l’Autonomia è “speciale” diventa speciale anche la busta paga: 35.345 euro, cioè il 21,6% in più”.

Sulla scuola il peso maggiore

La scuola in ogni caso, scrive Il Sole 24 Ore, rimane sempre un “affaire a parte” perché “ha pagato il pegno maggiore alle misure anti-crisi. Nel tentativo di tamponare le buste paga leggere degli insegnanti è stata creata la carta del docente, con il bonus da 500 euro all’anno per acquistare libri, software o partecipare a corsi di formazione. Anche il destino di questo strumento si incrocia però con il rinnovo contrattuale: nella scuola la riscrittura delle intese nazionali costa 1,6 miliardi, e la ricerca di risorse guarda in tutte le direzioni, compreso il bonus e i 200 milioni da distribuire in base al merito”.

Bonus o contratto?

All’orizzonte comunque un altro tema bollente relativo al contratto: “Se assorbisse bonus e premi, il nuovo contratto finirebbe per dare meno degli 85 euro lordi promessi dall’intesa, replicando nella scuola il caso 80 euro”.