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Alunni balbuzienti, per i docenti impreparati arriva la guida on line

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Il problema della balbuzie tra i giovani è spesso sottovalutato. Per questo motivo  l’Ansas, l’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica, ha pensato di offrire un valido aiuto ai docenti che alunni che balbettano: l’iniziativa è stata chiamata ‘…se Giovanni balbetta?’ ed è rappresentata da una guida gratuita scaricabile dal sito internet http://www.balbuzie-news.it/ facente capo all’associazione ‘Vivere senza balbuzie’.
 “Il testo – fanno sapere dall’ex Indire – intende sensibilizzare gli insegnanti, troppo spesso impreparati a lavorare con alunni che presentano difficoltà di parola. Insegnanti che molte volte, anche involontariamente, causano disagi o traumi che condizioneranno poi la vita degli studenti da adulti”. Nella guida sono stati inseriti “tanti consigli pratici sui comportamenti da evitare e sugli atteggiamenti da assumere in classe per aiutare chi soffre di balbuzie ad avere una corretta percezione delle proprie capacità sociali e cognitive”.
La guida – curata da Enzo Galazzo, docente ed esperto di balbuzie e rieducazione e presidente di ‘Vivere senza balbuzie’ – nasce da un paradosso: se chiediamo a un ragazzo balbuziente in quale situazione è sicuro di balbettare, quasi certamente risponderà che gli succede a scuola, magari durante le interrogazioni e nonostante una preparazione eccellente. La scuola è quindi molto temuta, eppure per gli insegnanti – figure chiave nella vita dei più giovani anche per la formazione dell’autostima – non è prevista alcuna preparazione specifica su come affrontare la balbuzie dei propri alunni. Inoltre ancora troppe volte questo problema viene confuso con la dislessia oppure collegato erroneamente a insicurezza o estrema sensibilità emotiva”.
Il teso fornisce indicazioni utili, spunti didattici e suggerimenti per gli insegnanti e analizza, in maniera chiara e lineare, i comportamenti che sono assolutamente da evitare, “tipo sbuffare quando un ragazzo si blocca nel parlare (più frequente di quanto si creda) oppure mettergli fretta, completare le parole che non riesce a dire o corrugare la fronte come se stesse parlando un’altra lingua, mettergli un voto che non merita (sia positivo che negativo), relegarlo all’ultimo banco, non farlo leggere a voce alta in classe, trasformare le sue interrogazioni orali in compiti scritti”.
Tra le testimonianze presenti nella guida spiccano quelle dei diretti interessati: “attraverso le parole di Tommaso, Barbara, Paola e di tutti gli altri ragazzi balbuzienti, si comprende un insegnamento profondo, cioè che in certi casi bisogna porsi in una situazione di ascolto e di astensione dal giudizio e lasciare che a prendere la parola siano proprio quelle persone che troppo spesso, a torto, sono ritenute incapaci di farlo e vengono relegate nel loro silenzio”.