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Appalti pulizie, allo Stato costa cara la proroga del servizio

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Tagliare significa sempre scegliere. Se lo si fa bene nulla da dire. Ma quando si decide di “potare” sempre da un lato è inevitabile che si creino delle polemiche. Stavolta a muovere le critiche nei confronti dell’operato del Governo sono alcune associazioni che hanno a cuore le sorti e la qualità della pubblica amministrazione. Perché, si sono chieste, lo Stato riduce gli organici, senza risparmiare i collaboratori scolastici, che come più volte detto dal ministro Gelmini “in Italia più numerosi dei carabinieri”, e poi decide di far pulire le scuole ad operatori facenti capo a delle cooperative che con la scuola non hanno nulla a che vedere? Perché decide di risparmiare – aumentando il numero degli alunni per classe, accorpando le scuole, dando in reggenza le direzioni delle scuola più piccole, facendo tornare in classe i vicepresidi, solo per rimanere alle ultime disposizioni in via di approvazione attraverso la manovra economica 2011 – e poi fa una scelta, che non sembra proprio migliorare la qualità dal sistema e che fa perdere allo Stato oltre 130 milioni di euro?
Vediamo perché. “Il costo di 11.857 posti di collaboratore scolastico accantonati nell’organico di diritto ormai da numerosi anni – denuncia Giorgio Germani, presidente dell’Anquap, Associazione nazionale quadri delle Amministrazioni pubbliche – è pari a 255.681.384 euro, mentre i contratti per l’acquisto di servizi di pulizia e altre attività ausiliarie ammontano, come dichiara lo stesso Ministero dell’istruzione in una nota inviata alle scuole, a ben 390 milioni di euro, con una differenza pari ad 134.318.616 euro“.
Tutto ha origine 12 anni fa, quando i servizi di pulizia transitarono allo Stato e con essi i contratti che Comuni e Province avevano stipulato con le imprese di pulizia. La situazione era abbastanza frammentata e si stabilì di abbattere il 25% dell’organico dei collaboratori scolastici nelle 4.000 istituti che avevano il servizio in appalto (senza peraltro verificare se in servizio ve ne fossero 3 o 30!).
Quando sembrava che il Miur avesse deciso di dire basta a questo affidamento, davvero anomalo per il settore scolastico, producendo anche una direttiva ministeriale ad hoc, la n. 103 del 2010, tramite la quale viale Trastevere indicava la necessità di razionalizzare le spese, il 14 giugno, dopo due giorni di serrato confronto con le imprese e i sindacati, si è giunti (come riportato in un precedente articolo pubblicato in questo sito) alla proroga del servizio fino al 31 dicembre 2011.
A masticare amaro per la conferma degli appalti sono state anche le associazioni dei genitori. Come quella dell’Age Toscana, la cui presidente, Rita Manzani Di Goro, ha sottolineato come con 134 milioni di euro “di bidelli ce ne potremmo permettere 18.500”. Mentre con la terza ed ultima esecuzione di tagli derivanti dalla Legge 133/08, da settembre ne spariranno almeno altri 5.000.
Non vorremmo – prosegue Manzani – che il contributo dei genitori, dopo essere sfuggito a secche insidiose come la Tarsu, il materiale di pulizia e le visite fiscali, adesso anziché per la didattica fosse utilizzato per ripianare le decine di migliaia di euro che mancano all’appello dei bilanci di molte scuole a fronte degli appalti, peraltro prorogati d’ufficio senza sentire i consigli d’istituto delle scuole interessate come prevede la legge“.
Secondo la rappresentante dell’Age “le imprese possono pulire uffici, caserme e industrie; il personale può essere riassorbito nelle graduatorie dei bidelli, ma i nostri figli hanno bisogno di una valida ed adeguata sorveglianza. I genitori non capiscono le classi da 30 alunni, il tempo pieno assegnato a loro figlio al posto del modulo, il bidello che non c’è quando il bambino portatore di handicap ha bisogno di assistenza“.
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