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Ascani vuole salvare la scuola. Ecco come

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Anna Ascani, 32 anni questo mese, vicepresidente del Pd e oggi viceministro del Miur, intervistata da Linkiesta, ha precisato subito: «L’unica cosa su cui non rispondo sono le polemiche su Fioramonti».

Per il resto, ha detto: finora abbiamo fatto bene, “raggiungendo un buon accordo con i sindacati sui precari. Stiamo lavorando alla stesura del decreto che andrà in Consiglio dei ministri”. Ma “so  anche che i cittadini aspettano i fatti, sulla scuola e su tutti gli altri temi all’ordine del giorno”.

Investimenti e docenti anziani

A proposito di investimenti, tagli e docenti mal pagati e vecchi, ha risposto: “la tanto vituperata legge 107 ha avuto almeno il merito di restituire al mondo della scuola 4 miliardi più 10 miliardi per l’edilizia scolastica”, dopo i tanti tagli precedenti. E poi, “noi stiamo costruendo una legge di bilancio che parte da -23 miliardi, quindi il primo obiettivo di questo governo naturalmente era trovare le risorse per evitare un aumento dell’Iva. Il Paese credo sappia perfettamente che quello sulla scuola è un investimento, il problema è quanto se ne rende conto la politica.  Io personalmente ho una delega sull’edilizia scolastica e vedo quanti fondi ci sono e sono bloccati, lì non c’è bisogno di spendere di più, ma di spendere meglio. E poi naturalmente bisognerà reperire altre risorse per restituire alla scuola quello che le è stato tolto in questi anni”.

Integrazione

Poi, continua Ascani, c’è il problema dell’ integrazione dei bimbi stranieri “che naturalmente parta anche difficoltà, e questo cambia in parte anche la missione della scuola”.

Aiutare i docenti

Un altro problema “è aiutare i docenti con la formazione, con il sostegno, anche pagandoli di più, ma non si tratta solo di questo, non è così che ci si lava la coscienza. Noi abbiamo bisogno di accompagnare i docenti in questa nuova sfida, perché spesso sono docenti, come ci dice l’Ocse, molto in là con l’età, che per la prima volta si trovano ad affrontare situazioni che non avevano mai affrontato prima. Noi sulla formazione docenti avevamo ripreso ad investire a partire dal 2015”.

Gli obiettivi

“Non pensiamo anche che tamponare l’emergenza mettendo in cattedra già dal prossimo anno 25mila insegnanti, a cui poi speriamo di aggiungerne altri 25mila del concorso ordinario, significhi ridurre le supplenze di quasi della metà. Bisogna avere un piano strategico nel tempo e soprattutto serve che i concorsi siano organizzati regolarmente, perché dal 1999 al 2012 in Italia non se ne sono fatti, poi ce n’è stato uno nel 2012, uno nel 2016 e adesso l’obiettivo è di bandirli ogni due anni. Se si riuscirà a organizzarli con regolarità e ad evitare il contenzioso, si potrà ridare alla scuola la normalità”.

I supplenti e il precariato

“Poi certamente c’è ancora la parte delle graduatorie ad esaurimento di coloro che hanno maturato il diritto di entrare a scuola che deve essere esaurita, ma credo che sia soltanto con la normalizzazione che si può risolvere questo problema, non con provvedimenti spot o inserendo nuove regole che di solito finiscono solo per complicare il quadro. In questo caso si aggiunge il concorso straordinario. Importante è anche che il concorso sia bandito sul fabbisogno, cioè che si faccia una reale stima dei posti vacanti e disponibili, in modo che non restino scoperte le cattedre”.

L’Osservatorio sull’edilizia

E sull’edilizia ha affermato: “Abbiamo riconvocato l’Osservatorio per l’edilizia scolastica, cosa che non succedeva da un anno ed è gravissimo. Mettendo insieme gli enti locali, i ministeri competenti e le associazioni, questo ci consente di avere una condivisione dei dati e delle strategie operative. Adesso proveremo a riunirlo ogni 45 giorni, in modo da avere un aggiornamento in tempo reale di quello che succede”.

Ma il nodo resta il precariato e la Legge 107

In ogni caso il punto centrale, secondo la viceministra, è di affrontare “il problema del precariato, con dei problemi che sono evidenti, e che però stiamo cercando ancora oggi di risolvere. Il decreto che arriverà in Consiglio dei ministri è un pezzo del lavoro in atto. Della legge 107 la parte più preziosa era quella delle deleghe, che sono state poi tradotte dalla ministra Fedeli e che credo rimangano assolutamente valide. Dal diritto allo studio allo 0-6, c’è ancora tanto lavoro da fare, penso alla questione delle mense, al trasporto, al costo dei libri. L’impianto della 107 è valido, ma ci sono alcune cose che vanno implementate e altre che vanno sistemate sulla base di come sono state vissute nel mondo della scuola. Nessuno chiede più la revisione della 107 ormai, ma tutti chiedono di affrontare i problemi che nonostante la 107 sono ancora parte della vita quotidiana della scuola”.

Il primo problema è la dispersione

Tuttavia, precisa Ascani, “chi entra in viale Trastevere deve prima di tutto occuparsi di quello che don Milani diceva essere il primo problema della scuola: i ragazzi che perde. Noi non abbiamo solo un problema di dispersione esplicita,  ma anche di dispersione implicita, cioè quella dei ragazzi che pur arrivando in fondo al percorso sono al di sotto del livello minimo di competenze, e quindi più esposti al fenomeno dell’analfabetismo di ritorno di cui le statistiche ci parlano. In questo bisogna fare un lavoro in più, attraverso l’innovazione didattica e il sostegno ai docenti, riducendo il numero di alunni per classe e facendo in modo che tutte le distorsioni del sistema non impattino sulla vita quotidiana dei ragazzi. La nostra scuola non è attrattiva, è ancora costruita secondo la riforma Gentile, con cattedra e banchi”.

La scuola spesso respinge

“Nonostante la buona volontà di tante realtà dove si fa didattica innovativa, lo standard è ancora questo, e spesso è respingente per una generazione che invece è abituata all’interattività, alla condivisione, ad un rapporto diverso anche con l’autorità. Noi abbiamo mantenuto la cattedra pensando che questo desse più autorevolezza ai docenti, e invece abbiamo finito per minare l’autorevolezza dei docenti. Bisogna investire sia sull’edilizia, per costruire scuole più belle e funzionali, sia sull’innovazione didattica e sulla formazione dei docenti per aiutarli ad insegnare meglio come il sapere può essere utile a far emergere i talenti e a orientarsi nel mondo della complessità di oggi”.