Home Archivio storico 1998-2013 Personale Aumentano i precari. E per la Cassazione rimangono sempre “disoccupati”

Aumentano i precari. E per la Cassazione rimangono sempre “disoccupati”

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Forse per loro non è più una novità, ma i segnali che giungono in questi giorni sui precari non lasciano presagire nulla di buono: complessivamente alla fine del mese di settembre, secondo le stime della Cgia di Mestre presentate il 3 gennaio, hanno raggiunto quota 2.812.700 e rappresentano il 12% del totale degli occupati. L’impennata negli ultimi tempi è stata davvero sensibile: dal 2004 al settembre scorso i lavoratori privi di un contratto a tempo indeterminato sono infatti aumentati del 16,9%, cinque volte di più dell’incremento registrato dai lavoratori dipendenti ‘fissi’ che sono cresciuti, nello stesso periodo, del 3,1%.
La Cgia ha analizzato il mercato del lavoro nazionale concentrando l’attenzione sul mondo dei cosiddetti flessibili costituito da dipendenti a tempo determinato (che include anche gli ex lavoratori interinali), da lavoratori assunti con collaborazioni coordinate e continuative a progetto e da prestatori d’opera occasionali. A sorpresa è il Sud la ripartizione geografica che ne conta di più. Nel meridione se ne contano infatti 940.400 (il 33,4% del totale nazionale), mentre al Nordovest sono 692.600 (pari al 24,6% del totale), nel Centro 606.000 (21,5%) e nel Nordest 573.700 (20,4%).
E tra le categorie di precari della pubblica amministrazione spicca quella dei lavoratori della scuola, dove da qualche anno si supera quota 200mila disoccupati a fronte di un totale di dipendenti pari ad un milione e 100mila unità (con una percentuale di personale non di ruolo che quindi sfiora il 20%): se si considerano solo quelli annuali, con contratto almeno sino al termine dell’anno scolastico, se ne contano infatti quasi 130mila tra il personale insegnante ed oltre 70mila tra i non docenti (amministrativi, tecnici ed ausiliari). Se invece si contano anche quelli che svolgono delle supplenze brevi il calcolo diventa stratosferico.
Si tratta d cifre sempre più allarmanti, che secondo il segretario del Pd Walter Veltroni non possono essere combattute con la proposta del Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi di introdurre la settimana lavorativa corta: “la vera questione in Italia – ha detto il leader dell’opposizione – è che ci sono milioni di persone che perdono il lavoro e non hanno un euro di protezione sociale. Per i precari la perdita del lavoro apre una situazione drammatica, soprattutto se si hanno 35 anni e magari anche una famiglia”. Insomma, quello che serve davvero è una “rete di ammortizzatori sociali che coprano coloro i quali perdono il lavoro e non hanno un euro di protezione”, ha concluso Veltroni.
Come se non bastasse, il 7 gennaio sono giunte notizie poco rassicuranti anche sul fronte dei cassintegrati: sempre il Ministro del lavoro ha anticipato il consuntivo che il Presidente dell’Inps porterà all’analisi dell’unità di crisi sull’occupazione istituita al Ministero, rivelando che la cassa integrazione a dicembre, per il settore industriale ed edile, del 110,28% rispetto all’anno prima.
Intanto dalla Cassazione giunge una sentenza che farà sicuramente discutere: i giudici di terzo grado, i cosiddetti ‘ermellini’, hanno sottolineato che chi lavora come precario rimane a tutti gli effetti nello stato di disoccupazione. La suprema Corte era stata chiamata ad esprimersi su una doppia condanna per il reato di falsità ideologica che i giudici di merito avevano inflitto a un lavoratore che aveva tenuto nascosta la sua assunzione temporanea come coadiutore sanitario presso la Asl di Taranto. La sentenza della Cassazione annulla così quelle che avevano condannato il ricorsista al reato di falsità ideologica in atto pubblico per induzione in errore dei pubblici funzionari, a seguito della denuncia presentata della Asl pugliese. Il lavoratore precario, che aveva ritenuto di non rilevare il suo stato di lavoratore temporaneo anche nell’ambito della partecipazione ad un concorso pubblico, era stato condannato, oltre che penalmente, anche a risarcire i danni in favore della Asl.
Nella motivazione degli “ermellini”, espressa attraverso la sentenza n. 48361/2008, si legge che “il fatto non sussiste” perché “un rapporto di impiego precario e temporaneo non può essere ritenuto sufficiente a fare venire meno il requisito dello stato di disoccupazione”.
Per i giudici della Cassazione un lavoro temporaneo non esclude lo stato di precarietà: infatti anche qualora il ricorsista “avesse correttamente segnalato la propria condizione di assegnatario in via provvisoria del posto di coadiutore sanitario presso la Asl – si legge nella sentenza – ciò non avrebbe comportato la sua cancellazione dall’elenco di disoccupati tenuto dall’ufficio provinciale del lavoro”. Rimanere nelle liste di Collocamento equivarrebbe quindi al mantenimento di uno status chiaro, definito e purtroppo sempre più in voga: quello del disoccupato.