Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene sulle dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, pronunciate a Milano nell’ambito del Salone dello Studente e del Prof, richiamando l’attenzione sulla necessità di rendere le politiche educative maggiormente aderenti alla complessità della realtà scolastica e alle condizioni nelle quali gli insegnanti esercitano quotidianamente la propria professione.
Le considerazioni ministeriali sulla prevenzione del bullismo, sulla qualità delle relazioni interpersonali, sulla responsabilità individuale e sull’utilizzo consapevole delle tecnologie affrontano questioni di indubbia rilevanza. Tuttavia, il Coordinamento ritiene opportuno evidenziare che l’individuazione di obiettivi educativi condivisibili non coincide necessariamente con la disponibilità degli strumenti necessari per realizzarli. Tra la formulazione di un principio e la sua concreta applicazione esiste una dimensione professionale che merita maggiore considerazione nell’elaborazione degli indirizzi ministeriali.
La definizione delle politiche scolastiche richiede certamente competenze normative, capacità di programmazione e conoscenza dei fenomeni sociali. La comprensione dei processi educativi non può tuttavia prescindere dall’esperienza di chi vive quotidianamente la realtà delle classi. Esiste una conoscenza dell’insegnamento che si costruisce attraverso la continuità delle relazioni, l’osservazione dei comportamenti e la gestione di situazioni che difficilmente possono essere ricondotte a modelli teorici. È una competenza maturata nell’esercizio diretto della professione, attraverso responsabilità che si rinnovano ogni giorno e che richiedono valutazioni spesso immediate.
Gli insegnanti si confrontano con studenti che portano nell’ambiente scolastico difficoltà di apprendimento, fragilità emotive, problematiche familiari e conflitti relazionali. Educare al rispetto, all’empatia e alla responsabilità significa intervenire in contesti nei quali le indicazioni comportamentali, pur necessarie, non producono automaticamente cambiamenti. La costruzione di relazioni equilibrate richiede tempo, continuità e una conoscenza approfondita delle dinamiche individuali e collettive. Non sempre ciò che appare lineare nella definizione degli obiettivi conserva la medesima semplicità quando deve essere tradotto nella quotidianità didattica.
La legge 29 maggio 2017, n. 71, come modificata dalla legge 17 maggio 2024, n. 70, e il decreto legislativo 12 giugno 2025, n. 99, hanno rafforzato il quadro normativo relativo alla prevenzione e al contrasto del bullismo e del cyberbullismo. L’efficacia di tali disposizioni dipende tuttavia dalla capacità delle istituzioni scolastiche di riconoscere tempestivamente le situazioni problematiche e intervenire con strumenti adeguati. Un episodio di prevaricazione, ad esempio, non può essere compreso esclusivamente attraverso la condotta immediatamente visibile, poiché frequentemente si inserisce in dinamiche relazionali più complesse, che richiedono osservazione, prudenza e conoscenza del gruppo classe.
Anche il rapporto con le famiglie, nell’ambito della corresponsabilità educativa disciplinata dall’articolo 5-bis del DPR 24 giugno 1998, n. 249, presenta aspetti che non possono essere risolti attraverso generici richiami alla collaborazione. Gli insegnanti sperimentano quotidianamente situazioni familiari differenti, aspettative talvolta contrastanti e difficoltà comunicative che incidono sulla gestione delle problematiche scolastiche. La collaborazione deve pertanto fondarsi sul riconoscimento delle rispettive responsabilità e sulla tutela dell’autonomia professionale dei docenti, evitando di attribuire alle istituzioni scolastiche compiti che eccedono le loro effettive possibilità di intervento.
Il progressivo ampliamento delle finalità educative, dalla cittadinanza digitale alla prevenzione delle dipendenze, dalla sicurezza stradale all’educazione finanziaria, impone inoltre una riflessione sulla sostenibilità della programmazione scolastica. La legge 20 agosto 2019, n. 92, e le Linee guida adottate con il decreto ministeriale 7 settembre 2024, n. 183, delineano già un quadro di riferimento per l’integrazione di tali tematiche nei percorsi formativi. Occorre tuttavia evitare che il moltiplicarsi delle priorità determini una frammentazione dell’attività didattica e un ulteriore aggravio di responsabilità non accompagnato da risorse adeguate.
Il Cnddu ritiene che proprio l’esperienza maturata quotidianamente dagli insegnanti debba assumere maggiore centralità nella definizione delle politiche scolastiche. Il personale docente non rappresenta soltanto il soggetto chiamato ad applicare disposizioni elaborate a livello istituzionale, ma costituisce una componente professionale essenziale per comprenderne l’effettiva praticabilità. La conoscenza delle dinamiche educative, acquisita attraverso il rapporto continuativo con gli studenti, offre elementi di valutazione che non possono essere integralmente sostituiti dall’elaborazione teorica o dalla sola analisi normativa.
Per tali ragioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica un confronto istituzionale più incisivo con il personale insegnante, affinché la definizione delle priorità educative tenga conto delle condizioni concrete dell’insegnamento, delle risorse disponibili e delle difficoltà che caratterizzano la gestione quotidiana delle classi.
La qualità di una politica scolastica non si misura soltanto nella validità degli obiettivi enunciati, ma soprattutto nella possibilità di realizzarli. La scuola non è esclusivamente un sistema da organizzare attraverso norme e indirizzi programmatici, ma una realtà educativa costituita da persone, relazioni e responsabilità che si sviluppano nel tempo. È nelle aule, attraverso il lavoro quotidiano dei docenti, che ogni scelta istituzionale incontra la propria verifica più significativa. Riconoscere il valore di questa esperienza significa rendere le politiche educative non soltanto più realistiche, ma anche più efficaci e rispettose della complessità della professione docente.