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Chiude la campagna d’iscrizione per il 2023-2024. I tragici limiti di un sistema al collasso tra classi pollaio e preferenze ignorate in Regno Unito

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Scartoffie, preferenze, visite, orientamento in uscita. Medesime retoriche e politiche sparse per tutto il Vecchio Continente: famiglie alle prese con iscrizioni, programmi, curricularating degli istituti (per i sistemi come quello anglosassone ed irlandese), orari, laboratori ed inclusività, con gli annessi programmi. Questa voce è al centro di una feroce discussione politica che ha luogo tra famiglie, scuole e partiti politici: l’assenza di fondi strutturali ed efficaci al fine di migliorare la didattica, la sede di risorse da parte degli istituti, la discriminazione che prende piede non solo a livello economico-sociale, ma anche geografico, data la distribuzione poco regolare dei plessi e le difficoltà a mantenere i servizi di trasporto attivi anche nelle aree più remote del Regno. Migliaia di studenti in procinto di iscriversi di 10 e 11 anni non sono riusciti ad accedere nella loro prima scelta di scuola secondaria poiché sono state avanzate delle offerte in tutta l’Inghilterra, ma l’aumento previsto della domanda, come richiesto dal Ministero, per i posti del 7 ° anno in alcune grandi città ancora una volta non si è concretizzato, specie per le grammar schools.

Promesse, dati, inclusività: il caso delle preferenze ignorate

C’erano previsioni secondo cui la percentuale di ragazzi e ragazze a cui era stato assegnato un posto nella loro prima scelta scolastica avrebbe potuto raggiungere un minimo record a livello nazionale nel 2023 a seguito di un baby boom di 11 anni fa, ma a Londra e Birmingham il numero di domande e le percentuali di accettazione sono state pari allo scorso anno. In altre zone dell’Inghilterra, secondo un sondaggio della Press Association, un minor numero di studenti sembrava aver ottenuto un posto nella scuola secondaria di prima scelta secondo la documentazione formulata. Su 33 consigli scolastici presi in esame, 18 hanno segnalato un calo nella percentuale di alunni che hanno ottenuto l’ok per la prima preferenza. Paul Whiteman, segretario generale della National Association of Head Teachers, ha dichiarato: “Quest’anno c’è un’ulteriore pressione sulle ammissioni secondarie poiché l’aumento della popolazione degli alunni che si è spostato attraverso le scuole primarie sta attualmente colpendo le scuole secondarie. Molte scuole sono particolarmente sovraffollate, soprattutto in alcune aree del paese.

Le classi pollaio: un fenomeno, purtroppo, non solo italiano

Ci sono enormi differenze tra i distretti nel Regno Unito. Lambeth ha avuto la percentuale più bassa di studenti che hanno ottenuto la conferma per la prima preferenza formulata al 61,56%, con Redbridge non molto migliore al 62,79%. Barking e Dagenham hanno avuto la percentuale più alta di prime preferenze con l’81,67%, seguite dalla City di Londra con l’81,25%. Nelle realtà più povere e rurali questo non si è rivelato possibile: le aree di Inverness e Lerwick sono quelle con i dati peggiori. Classi pollaio e sovraffollate, sindacati sul piede di guerra. Ciò accade anche in Italia, dove, per il secondo anno consecutivo avremo a che fare con uno spopolamento delle classi, funzionale purtroppo ad ingigantire il fenomeno delle classi pollaio: è stato anche descritto, in alcuni articoli dedicati da La Tecnica, che il tasso di denatalità produrrà una riduzione di alunni italiani ben superiore alle 100 mila unità rispetto ai 12 mesi precedenti, per l’esattezza da settembre avremo iscritti 127 mila allievi in meno. Ciò crea problemi con la formazione delle classi, sempre più sovraffollate. Un problema, o questione, a quanto pare, non solo italiane.