Quando una classe non funziona, la responsabilità ricade quasi sempre sul docente. Ma come si può intervenire davvero senza vedere le dinamiche invisibili che guidano il gruppo? Continuare ad arrangiarsi non basta più: servono strumenti concreti per capire, non solo intuire, cosa accade tra gli studenti.
Il lavoro del docente è da sempre legato al “clima di classe” da cui dipende anche la crescita, il comportamento e l’apprendimento degli allievi (B. Losito doc. Pedagogia sperimentale Roma 3). Quindi dipende dai rapporti tra docente e allievi, ma anche molto da quelli tra gli allievi. Alcuni di questi rapporti sono evidenti alla osservazione, mentre altri, più significativi, possono sfuggire, anche perché negli ultimi tempi gli atteggiamenti e le problematiche relazionali sono diventati più complessi.
Infatti il docente (specie quello che ha più ore), osserva una parte dei rapporti che intercorrono in classe, ma esiste una rete di relazioni positive o negative che non si forma e non emerge nel contesto formale e condizionato della lezione (specie se frontale); ma fuori, nell’intervallo, a casa, che influisce però fortemente sul clima, sull’integrazione, sulla collaborazione, sul lavoro.
Per intervenire in modo efficace, affrontare i problemi di socialità e di capacità di lavorare insieme, costruire un clima più vivibile e proficuo, occorre conoscere queste dinamiche che talora ci sfuggono. Esistono gli strumenti, collaudati, per farlo, coinvolgendo la classe e quindi avviando, insieme, conoscenza e dinamiche positive di consapevolezza, accettazione, collaborazione.
Moreno, uno psichiatra rumeno/americano, già il secolo scorso aveva proposto una metodologia ed uno strumento molto semplice, articolabile a seconda delle esigenze (ed usato anche in ambienti di lavoro o terapia psicosociale) tramite cui il docente può fare, in modo abbastanza semplice e veloce, una “fotografia” più oggettiva, dei rapporti personali sia di tipo collaborativo (studio, ricerca) sia di tipo amichevole e sociale. Un elemento di conoscenza del gruppo classe fondata sui dati.
Si tratta in sintesi di un questionario con 2 domande e 3 possibilità di risposta che viene elaborato in una matrice o tabella (per vedere chi è più popolare e chi è isolato) e volendo in una mappa (realizzabili con carta e matita o coding) dei rapporti sociali, affettivi e operativi all’interno del gruppo classe. Perché nessuno esiste e si forma se non all’interno di un ambiente e di una rete di relazioni.
Si possono, nel caso, anche indagare i rifiuti, le scelte non corrisposte o quelle attese o deluse, per avere un quadro da cui partire per stimolare collaborazioni, evitare isolamenti, evidenziare gruppetti, favorire la integrazione di tutti, scoprire i leader operativi (studio) o più popolari (amicizia) nella classe, anche come elementi da sfruttare per la socializzazione e l’integrazione nel lavoro. E chi è invece isolato, ignorato, rifiutato.
L’utilità formativa e didattica consiste nell’evidenziare queste dinamiche attraverso dati (in genere trattati in modo anonimo) ed in modo semplice, rendere consapevoli i ragazzi delle dinamiche che vivono, favorire la socializzazione, evitare isolamento e favorire inserimento e inclusione, abituare a lavorare con tutti. Fare gruppi di studio e lavoro più omogenei tra loro con almeno un leader positivo ed un allievo isolato; creare un miglior clima di classe che favorisca l’apprendimento, basato su relazioni positive e consapevolezza dei problemi relazionali spesso non espliciti neanche per i ragazzi.
Il questionario è anonimo, la mappa che ne deriva la vede solo il docente ed è uno strumento di lavoro. Sarà lui a utilizzare le evidenze della mappa per interventi di socializzazione o socializzazione operativa. Può anche, se il contesto lo permette, discutere delle tipologie di rapporti esistenti (ad es allieve/i isolati o gruppetti separati), senza nominare le persone.
Su questi argomenti il corso La sociometria in campo educativo, in programma dal 19 febbraio, a cura di Rodolfo Marchisio.
Il corso sarà operativo e non si limiterà a descrivere strumento e metodo, ma li farà sperimentare in modo guidato ai corsisti che ne discuteranno insieme e col tutor, riflettendo su quanto emerso nella loro classe.