Come procedono le domande di partecipazione al concorso docenti PNRR 3? A quanto pare la risposta è minore rispetto alle attese. A fare il punto, nel corso della diretta della Tecnica risponde live di mercoledì 22 ottobre, il segretario nazionale della Cisl Scuola Attilio Varengo:
“Intanto c’è da dire che manca ancora una settimana per presentare la domanda. Poi è vero che anche a noi, dalle informazioni che in un modo o nell’altro si riescono a ricavare, pare che il numero di partecipanti a questa procedura possa essere inferiore al passato. Una procedura che rispetto a PNRR1 e PNRR2 presenta delle sostanziali differenze sia per quello che riguarda i requisiti di accesso, in particolare ovviamente ci riferiamo ai requisiti di accesso per la partecipazione al concorso della scuola secondaria. È ormai finita la cosiddetta fase transitoria col 31/12/24 e quindi oggi sappiamo come la partecipazione a questo concorso sia sostanzialmente riservata a coloro che si trovano in un numero più limitato di situazioni”.
“Altra caratteristica che ha questo concorso è quella di essere bandito sostanzialmente su una previsione di posti per anni scolastici a venire, come mai viene bandito un concorso per una regione dove i posti sono sostanzialmente pochi o addirittura non ci sono? Si tratta sostanzialmente di previsioni di un bando che fonda per appunto la propria ripartizione di posti. Ricordiamo che i posti sono un numero piuttosto consistente, sono oltre 58.000 posti, basa questa ripartizione dei posti sulla base delle previsioni dei futuri collocamenti a riposo. Sappiamo poi come ovviamente sui posti disponibili impattino altre variabili, non ultima e la più importante è sicuramente la mobilità interprovinciale piuttosto che la mobilità professionale”.
“Quindi, diciamo che è un concorso che fortunatamente ci dovrebbe portare fuori dal PNRR. Questo dovrebbe essere il concorso attraverso il quale l’amministrazione c’entra il proprio obiettivo dei 70.000 docenti assunti con i nuovi criteri. Ricordiamo che PNRR1 era stato bandito, aveva l’obiettivo del target di almeno 20.000 docenti assunti con il nuovo sistema. Il PNRR2, stesso ragionamento, ulteriori 20.000. La fetta più grossa, 30.000 da raggiungere attraverso quest’ultimo concorso”.
“Potrebbe esserci anche uno scoramento da parte di colleghi che hanno partecipato al PNRR1, magari pure superandolo – spiega Varengo – ma non entrando nei vincitori e poi nemmeno nel 30% degli idonei, poi ha partecipato al concorso PNRR2, stessa situazione e oggi si trova di nuovo per il terzo anno consecutivo a doversi sottoporre ad un’ulteriore procedura concorsuale, magari addirittura senza sapere se potrà essere assunto dalle precedenti procedure. Questo mi porta ancora una volta a ragionare, a sollevare, a evidenziare come più volte osservato dalla nostra segretaria generale Ivana Barbacci in tutte le occasioni di confronto con il ministro, il canale del reclutamento debba essere profondamente rinnovato. Il 30 giugno 2026 segnerà la fine del PNRR e in vista di quel momento lì, invitiamo sin d’ora il Ministero a confrontarsi con le organizzazioni sindacali per mettere su un sistema di reclutamento, magari anche di formazione iniziale parzialmente modificato, che consenta a coloro che comunque hanno raggiunto determinati titoli, parlo dell’abilitazione, o che comunque hanno superato determinate procedure, di vedere una volta per tutte stabilizzata la loro posizione”.
“Penso non ci siano più scuse, c’erano gli impegni assunti in ambito europeo. Bene, gli impegni sono stati in un modo o nell’altro ottemperati. Questa è l’ultima fase del concorso. Oggi non c’è più tempo da perdere, bisogna mettersi al tavolo con estrema serietà. Tutta la politica deve capire come la scuola necessiti di quella necessaria attenzione e la necessaria attenzione parte evidentemente da una stabilizzazione sui posti di lavoro, parte da un sistema di reclutamento che non sia un sistema che allontana coloro che hanno la vocazione all’insegnamento perché li esaspera sostanzialmente e da un sistema di formazione iniziale che sia il più lineare possibile”.
“Questo ovviamente per quello che riguarda il secondo grado. Per quel che riguarda la scuola primaria posso dire come la CISL Scuola abbia già proposto nelle varie audizioni anche un intervento sui corsi di Scienze della formazione chiedendo alla politica di rivedere sostanzialmente i percorsi in modo che una volta chiuso il quinquennio le nostre colleghe i nostri colleghi non solo siano abilitati, ma anche specializzati. Ecco, crediamo che con l’esigenza di docenti specializzati, soprattutto in alcune zone del Nord, non prevedere l’acquisizione di crediti necessari per potersi considerare specializzati all’uscita del corso di scienze di della formazione sia davvero un’occasione perduta”.