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Concorso ds, per l’Anief è necessario ripeterlo: altrimenti si rischia il caos

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Se l’amministrazione scolastica dovesse decidere di non procedere all’attuazione di un nuovo concorso per dirigenti le scuole italiane pagherebbero un prezzo altissimo, sottoforma di mancate direzioni e di reggenze sempre più al limite della praticabilità. A sostenerlo è l’Anief, dopo che alcuni sindacati dei dirigenti scolastici – come l’Anp e Disal – si sono apertamente schierati, invece, per l’immediata messa in servizio di tutti i candidati risultati vincitori di concorso.
A far infuriare il sindacato autonomo è stata, inoltre, la recente presa di posizione del direttore dell’Ufficio scolastico regionale della Lombardia, Giuseppe Colosio, nella quale dà per scontata la prossima assunzione dei 335 vincitori di concorso. Come se la sentenza del Consiglio di Stato, in programma il 20 novembre per decidere in via definitiva sulla questione delle buste “trasparenti” contenenti i dati sensibili dei partecipanti e quindi sull’eventuale annullamento dell’intera procedura, non fosse stata mai fissata.
Dopo aver invitato “il Governo e il Parlamento a mostrare saggezza”, l’Anief ha tenuto a ricordare di essere stato “il sindacato che ha patrocinato il maggior numero di ricorsi avversi a questa procedura selettiva” e anche per questo motivo “chiede rispetto per le sentenze emesse dalla magistratura nelle decisioni che verranno assunte” al fine di salvaguardare i principi costituzionali di trasparenza, imparzialità e merito”.
A questo punto ha Marcello Pacifico, presidente Anief – nel caso in cui la politica dovesse intervenire sulle vertenze in atto, è evidente che dovrà necessariamente essere assicurato il diritto dei ricorrenti alla rimozione della prova concorsuale, al di là delle tutele che potrebbero essere offerte ai candidati che hanno superato il concorso”.
In caso contrario – ha concluso Pacifico – il contenzioso non avrebbe mai fine. Anzi, si renderebbe, di fatto, ingestibile la direzione di migliaia di istituzioni scolastiche. Con la pratica delle reggenze, anche di diversi istituti, destinata a moltiplicarsi anziché ad estinguersi”. Un’eventualità, quella delle lungaggini che il processo in corso potrebbe subire, che in effetti potrebbe davvero venirsi a realizzare. Soprattutto qualora a novembre il Consiglio di Stato dovesse dare ragione ai ricorrenti. E non solo quelli della Lombardia, ma a diverse migliaia di candidati a diventare ds che dopo essere rimasti esclusi hanno impugnato i contenuti dei test e le procedure adottate. Trasformando il concorso in una lotteria dagli esiti ogni giorno sempre più incerti.
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