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Corsi di sostegno Indire troppo brevi? Secondo Pittoni (Lega) è giusto così: a chi ha fatto il Tfa sono stati chiesti sacrifici eccessivi

Non si arrestano le lamentale da parte di chi ha svolto uno dei più impegnativi corsi di specializzazione tradizionali per diventare docente di sostegno, i cosiddetti Tfa: le proteste sono scattate a seguito della decisione dell’attuale amministrazione scolastica di avviare i corsi Indire decisamente più “soft” e non in presenza. Questi ultimi – riservati a chi ha accumulato almeno tre anni di esperienza specifica nei cinque anni precedenti, sia in scuole statali che paritarie, o acquisito un titolo all’estero – sono stati inoltre organizzati senza prove pre-selettive, con durata inferire alla metà dei Tfa, ma anche senza laboratori e tirocini, oltre che erogati non più esclusivamente in presenza dalle Università accreditate.

Da oltre un anno, i vari Comitati pro Tfa hanno messo in risalto che l’ottenimento del medesimo titolo di studio non sarebbe giustificabile, poiché chi ha frequentato il Tirocinio formativo attivo, e prima ancora chi aveva svolto le Ssis, ha svolto “un percorso regolare per la specializzazione della durata di otto mesi, in presenza, superando tre prove preselettive, con laboratori, tirocini, esami in itinere ed esame finale”. E anche i costi affrontati dai corsisti del Tfa sostegno sono stati maggiori.

Secondo Mario Pittoni, ex presidente della commissione Cultura al Senato e oggi responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega, le condizioni di partenza dei corsisti Indire sono tuttavia completamente diverse.

Pittoni, inoltre, fa intendere che il Tirocinio formativo attivo ha richiesto un impegno probabilmente eccessivo.

“Mi scrive qualcuno – scrive l’esponente del Carroccio – che ha fatto il Tfa sostegno elencando i pesanti sacrifici, soprattutto economici, ai quali è stato costretto per frequentare il corso e attaccando i colleghi che hanno patito meno potendo scegliere invece il corso Indire, concentrato sulla parte teorica (gli stessi 36 crediti del Tfa) grazie alla maturazione delle tre annualità di esperienza specifica richieste per l’accesso”.

Pittoni, quindi, sembra bacchettare chi non vuole rendersi “conto che si è intervenuti proprio per evitare che i sacrifici segnalati, se non necessari, debbano protrarsi all’infinito per chi verrà dopo, solo perché ci è passato lui”.

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