Home Personale Decreto “formazione” e “codice etico”: docenti indottrinati per diplomati dal pensiero unico?

Decreto “formazione” e “codice etico”: docenti indottrinati per diplomati dal pensiero unico?

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Aspetto poco noto del D.L. 30 aprile 2022, n. 36 (“Decreto reclutamento e formazione”) è quello che riguarda il “codice etico” degli insegnanti. Come abbiamo già scritto, l’art. 4 fissa norme sulla libertà di espressione dei docenti circa la pubblica amministrazione. «Al fine di tutelare l’immagine della pubblica amministrazione», i docenti dovranno star bene attenti a quanto scrivono sui social media. Non basta: «Le pubbliche amministrazioni prevedono lo svolgimento di un ciclo formativo (…) sui temi dell’etica pubblica e sul comportamento etico

Ore di formazione dedicate a indottrinare i docenti su cosa sono “etica pubblica” e “comportamento etico”? Urge chiedersi: è forse la riproposizione dello “Stato etico”? Uno Stato che diventi supremo fine e assoluto arbitro di bene e male? Uno Stato — insomma — totalitario?

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Non possiamo crederlo: i nostri governanti agiscono certo nel rispetto di Costituzione e democrazia. Al massimo si potrebbe ipotizzare — cosa non nuova — un qualche  particolare riguardo (pur sempre nellinteresse collettivo) per i desideri di Confindustria. Ma questi desideri son sempre compatibili con lo sviluppo armonico della Scuola pubblica (istituzione di interesse collettivo)? La quale, per non esser condizionata da alcuna ideologia, non deve forse basarsi sul pluralismo, e dunque sulla libertà di insegnamento (sancita dalla Costituzione)?

Riforma Gentile: quel liceo per indottrinare (che produsse l’effetto contrario)

Mussolini definiva quella di Gentile «la più fascista» delle riforme: la Scuola era fondamentale per riorganizzare la mentalità degli italiani di allora, affinché introiettassero la logica totalitaristica per diventare le future menti fasciste. Però il “duce” sbagliò il tiro: il liceo classico concepito da Gentile era talmente perfetto da formare generazioni di ceto dirigenziale; ma chi frequentava il Liceo Classico acquisiva una mentalità critica talmente spiccata, da diventare spesso antitotalitario, democratico, antifascista. Molti intellettuali italiani del dopoguerra erano cresciuti nel liceo classico gentiliano.

Questo modello, poi, pian piano, diventò accessibile a tutti, anche a chi non fosse nato da famiglie della classe dirigente. Quindi, democratizzatosi, diventò un ascensore sociale.

Si vuole ancora una scuola pubblica che crei classi dirigenti?

Oggi tutto ciò va tolto di mezzo. Non serve agli interessi di aziende che vogliono manodopera esecutiva con competenze minimali (esecutive), elevata flessibilità, scarsa riflessione sui propri diritti e scarse capacità critiche. Ecco perché vengono perseguitate le materie chiave del liceo gentiliano: greco, latino, filosofia, letteratura, storia. E persino la geografia, considerata evidentemente “superflua” dal 2010 (quando entrò in vigore la “riforma” Gelmini).

Di conseguenza anche i docenti devono cambiare mentalità; e vanno indottrinati. Lo Stato dirà loro cosa è bene e cosa è male, pensando al loro posto; e loro eseguiranno. Orbene tutto ciò, ancorché fondato su ottime intenzioni, non rischia di somigliare un po’ troppo a un autentico lavaggio (con successiva “sanificazione”) del cervello? E ciò non sarebbe forse grave per una democrazia?

Formarsi a senso unico? Per insegnare a pensare o a calcolare?

Non solo, dunque, docenti stabilizzati con modalità diverse dalle attuali, con un percorso diverso e formati da “scuole di formazione” legate a INVALSI e INDIRE. Anche i docenti a tempo indeterminato — malgrado le consuete dichiarazioni di rispetto per la formazione autonoma — saranno sottoposti a INDIRE e INVALSI (egemoni della formazione stessa), e condizionati da RAV, PdM, PTOF. La “valorizzazione” dei docenti” spetterà al Comitato di valutazione, sulla base di obiettivi stabiliti dalle scuole in base alle direttive di INDIRE e INVALSI.

Formazione volontaria coatta (per un pugno di euro)?

Il riconoscimento economico sarà legato alla formazione e vincolato al superamento degli “esami” intermedi e finali, determinato dal Comitato di valutazione in concordia con PdM, RAV, indicazioni di INDIRE, PTOF: tutto in base a direttive discese dall’alto di questi enti supremi. Quindi l’incremento stipendiale non è nemmeno garantito, perché condizionato dal giudizio del Comitato di valutazione!

La formazione sarà su base “volontaria”; ma se il docente non vi si sottopone, non riceve l’incentivo. Lo dice l’art. 45 del D.L. 36/2022, collegato all’art. 44. È l’addio definitivo agli scatti automatici legati all’anzianità?

Per di più, solo il 40% dei docenti “formati” (e che chiederanno d’esser “valutati”) sarà “incentivato”: solo i “migliori”, a giudizio insindacabile di Comitato di valutazione e dirigente. Ed è davvero singolare che ciò accada in una comunità educante come la scuola: cosa succederebbe, infatti, se un docente dicesse ai suoi alunni a inizio d’anno che solo il 40% di essi sarà promosso?

Alla scuola pubblica spetta solo sfornare manodopera esecutiva?

Perché tutto ciò? Si vuole un sistema scolastico non più volto a diplomare spiriti liberi (cioè classe dirigente), ma ingranaggi da lavoro esecutivo?

I genitori italiani desiderano però davvero qualcosa del genere per i propri figli? Perché in alto non si vuole che gli studenti imparino a pensare con la propria testa?

È una scelta funzionale al mondo dell’economia, che vuole esclusivamente diplomati utili al proprio sistema (servitori sottopagati e precari)?

È d’altronde stato permesso al mondo dell’economia di entrare a gamba tesa dentro la scuola. Condizionato l’aumento stipendiale dei docenti alla formazione di Stato, verrà imposta una pedagogia di Stato, che i docenti dovranno accogliere a braccia aperte, per non perdere l’aumento! Aumento, in realtà, condizionato dalle simpatie dei membri del comitato di valutazione e del dirigente scolastico. E ciò in un momento di grave ripresa dell’inflazione, che erode i già miseri stipendi dei docenti.

È la chiusura del cerchio: quel cerchio che impedirà agli studenti della scuola pubblica di diventare la classe dirigente del domani.