Anche i dirigenti scolastici hanno ottenuto il rinnovo del contratto. Aumento mensile di circa 135 euro con l’equiparazione della parte fissa dello stipendio a quello degli altri dirigenti della pubblica amministrazione.
Si tratta di un rinnovo importante che arriva dopo sei mesi di lunghe trattative.
La retribuzione dei presidi è costituita da tre voci: quella base, più due quote: una fissa e una parte variabile.
Nel nuovo contratto c’è l’equiparazione della parte fissa dello stipendio dei dirigenti di scuola a quella dei dirigenti di Università, Ricerca e Alta formazione artistica e musicale (da 3.500 a 12.000 euro), ma rimane ancora lontano l’equiparazione ad altri settori della PA.
Si può ben dire che la retribuzione dei dirigenti scolastici, rispetto a quella degli altri dirigenti della pubblica amministrazione, è inversamente proporzionale al peso delle responsabilità e dei carichi di lavoro.
I dirigenti scolastici sono, ad esempio, responsabili del regolamento sulla privacy, gestiscono gli appalti e la contabilità. Non solo: devono fare i conti anche con responsabilità legale, sicurezza degli edifici scolastici e la gestione dei rapporti e dei contenziosi con il personale scolastico.
I quasi 7mila dirigenti scolastici, con oltre un milione di lavoratori da coordinare tra docenti e personale amministrativo, sono, dunque, i dirigenti pubblici che hanno il maggior carico di lavoro organizzativo dell’intera Pubblica amministrazione.
Eppure finora il loro salario è stato di circa un terzo inferiore a quello degli altri dirigenti statali.
La situazione, ora, dovrebbe migliorare, ma l’aumento pieno ci sarà solo a partire dal 2020.
La retribuzione di posizione per la parte fissa aumenta da 3.500 a 12.000 euro l’anno, ma tenuto conto dell’ingresso di nuovi presidi, ci sarà una riduzione di altre componenti del salario, per cui l’incremento finale a regime sarà di circa 450-500 euro a testa.
Ancora molto meno dei colleghi della Pa e del privato, così come si può vedere dagli ultimi dati dell’Aran relativi al 2016.