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12.02.2026

Docente disabile bloccata fuori da scuola e segnata assente: il divario tra norme e prassi applicative

Riceviamo dall’avv. Antonio Salerno un racconto che la dice tutta sulla effettività dell’inclusione dei lavoratori disabili nel mondo del lavoro e, in particolare, nell’ambito del mondo della scuola, quale ambiente di lavoro.

L’inclusione è il mantra che, coerentemente con un intero impianto normativo (nazionale e sovranazionale), accompagna le nostre giornate salvo, tuttavia, e sempre più frequentemente, scontrarsi con il dilagante “burocratismo” di alcuni dirigenti scolastici.

La storia di una docente disabile

Accade, quindi, che una serafica e pacifica docente di scuola primaria, affetta da grave e conclamata disabilità, con gravissime difficoltà di deambulazione, abbia attirato le “attenzioni” del dirigente scolastico che ha progressivamente vanificato le ampie tutele previste dell’ordinamento.

Ben consapevole delle difficoltà di deambulazione della docente, il dirigente ne ha dapprima previsto lo spostamento presso una sede priva di scivolo di accesso e con stalli auto lontani dall’ingresso (nel mentre nella sede precedente la docente parcheggiava a pochi metri dall’ingresso potendo fruire di uno scivolo apposito) e, poi, dopo una attenta opera di “sensibilizzazione a contrario” (divieto assoluto agli altri docenti di prestare aiuto/soccorso), mentre la docente disabile era bloccata nel cortile della scuola tentando vanamente di raggiungere il portone di ingresso, si è vista contestare a mani dal Dirigente una assenza ingiustificata.

A fronte dell’inoltro di una analitica memoria difensiva (inoltrata per conoscenza anche alla locale Procura della Repubblica), il Dirigente revocava la surreale contestazione e, tuttavia, successivamente, in occasione della fruizione da parte della docente di un permesso ex art. 33 L. 104/92, contestava alla docente una nuova presunta assenza ingiustificata nonostante questa stesse usufruendo di un permesso ai sensi della L.104/92.

La querela per ipotesi di lesioni gravi

La docente, per i fatti narrati e, soprattutto, in ragione dell’evidente e persistente accanimento aggravato dalla mancata realizzazione di una rampa che potesse agevolare l’accesso a scuola (la docente deve sempre confidare in qualche collega che, violando gli “ordini” della Dirigente, la aiuti a raggiungere l’ingresso della scuola), ha dovuto sporgere formale querela per le ipotesi di lesioni gravi, cui è seguita una controquerela per calunnia da parte del Dirigente.

In disparte gli aspetti giuridici, quello che colpisce/preoccupa, accendendo i riflettori su un crescente scollamento tra tutele formali e applicazioni sostanziali delle stesse, è da un lato la evidente insensibilità del Dirigente e, dall’altro, a più ampio respiro, la esasperata burocratizzazione degli strumenti di tutela che vengono così depotenziati/affievoliti nella loro portata.

La condotta della dirigente

E’ chiaro che, nel caso di specie, la situazione, nella sua paradossalità, trova il suo germe negativo nella condotta del Dirigente ma quello che preoccupa, in ragione del rilevamento di un crescente numero di casi, è la percezione della disabilità come un problema da eliminare (e tanto dicasi sia per i docenti che per i discenti disabili) con la conseguenza che si assiste a metodiche che, attraverso una esasperata formalizzazione degli strumenti normativi, attuano una sorta di ghettizzazione dei disabili in evidente contrapposizione con le ampie tutele nazionali ed internazionali (Carta Costituzionale, Convenzione delle Nazioni Unite sui disabili, Trattato di Amsterdam del 1999, Direttiva 2000/78/CE, Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, Carta sociale europea ecc ecc).

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