Molteplici sono i tratti principali che dovrebbero caratterizzare oggi (così si pensa) le figura del docente. Superato il concetto (obsoleto?) del docente come un semplice trasmettitore di nozioni (anche se questo compito rimane ed è assai importante,certamente uno dei principali), l’insegnante è diventato un professionista dell’istruzione e dell’educazione,mediatore tra sapere e allievo, facilitatore che stimola curiosità, pensiero critico e apprendimento.
Lo si rappresenta anche come guida e mentore,“coach” e accompagnatore, registra dell’apprendimento, professionista empatico, innovatore didattico,orchestratore tecnologico,“ingaggiatore”(che mette al centro il coinvolgimento attivo dello studente),educatore trasversale,pedagogo e psicologo. Insomma le capacità e le competenze che deve avere un docente,aumentano quasi ogni giorno (alla fine la meno importante sembra diventare proprio la conoscenza della sua materia).
Ora,dato per scontato che in realtà tutte (o quasi) queste ‘caratteristiche’ del docente rientrano,naturalmente,seppur in ‘dosaggi’ diversi e mutevoli nel tempo,nella sua non facile missione educativa,dobbiamo comunque prendere atto di come,negli ultimi tempi,si sia cercato,anche troppo, di mettere in risalto la necessità ‘inderogabile’ di un potere ‘carismatico’ del docente. Si sta affermando (o velatamente è sempre esistita),infatti, la convinzione che un “buon insegnante” debba necessariamente affascinare,essere accattivante,‘ipnotizzare’,attrarre.
Solo così potrà trasmettere passione,stimolare,incoraggiare,motivare, interessare, coinvolgere emotivamente (più che razionalmente),intrattenere e guidare (a volte perfino ‘controllare’) allieve e allievi. Non tutti però, fortunatamente, concordano con questa immagine di docente ‘influencer’,‘mago’ o ‘incantatore’ in grado di ‘catalizzare’ su sé la mente e l’anima degli allievi. Per non pochi studiosi la figura dell’insegnante che affascina appare addirittura tossica (anche se,forse, una minima capacità di ‘fascinazione’ può aiutare a realizzare gli obiettivi dell’insegnamento). Perché tossica? “Perché si confonde il ciò che riscuote successo ed è accattivante con ciò che fa realmente il bene della persona. E’ tossica perché commercializza l’insegnamento, scoraggiando la motivazione e l’autodeterminazione di chi apprende. Sposta il ‘focus’ del fare il bene della persona al soddisfarne i gusti. Sarebbe bene, invece insegnare ai giovani a autodeterminarsi e auto-motivarsi”.Questo è il punto. Gli studenti dovrebbero venire a scuola (che sia utopia?) già motivati e desiderosi (almeno disposti) ad apprendere, consapevoli dell’importanza della scuola e del sapere, a prescindere sia dalla capacità affabulatoria e dalla sapiente abilità oratoria del docente sia dai suoi talenti empatici o dalle sua perizia informatica. Ciò che dovrebbero pretendere, principalmente, è di avere un docente bravo nella sua materia e in grado di spiegare in modo chiaro. Se il professore possiede altre abilità meglio, ma non pretendiamo troppo o troppe cose subito. Certo, una buona atmosfera scolastica aiuta l’attenzione e lo studio, ma la motivazione al sapere e la volontà a migliorarsi (anche in piccola parte) devono essere (o dovrebbero) ben presenti nella mente e nell’anima dell’allievo ogni giorno, già prima di entrare a scuola (perfino in un ambiente scolastico non del tutto propizio).Ecco qui, allora, l’importanza della famiglia che deve instillare (o accrescere) nell’animo del fanciullo, fin dai primi anni di vita, la curiosità (di solito presente per natura nei bambini), l’amore verso la conoscenza e il desiderio di capire la realtà in cui si vive. Se viene a mancare il ruolo e il dovere della famiglia (rileggiamo l’art. 30 della Costituzione), se manca una motivazione interiore iniziale il cammino del bambino verso la crescita parte già in salita. Oltre alla famiglia il compito di far capire ai giovani il valore inestimabile della scuola spetta a tutti gli ‘organismi’ che compongono la società e, in particolare, a tutte le Istituzioni dello Stato. Non dimentichiamo poi che nel suo percorso scolastico ( sia in ‘orizzontale’ che in ‘verticale’) il discente incontrerà e si confronterà con docenti diversi per età, vissuti, formazione, impostazione didattica e ‘pratiche’ relazionali. Ci sarà certo un docente didatticamente più tradizionale (e più esperto) e uno più ‘moderno’( magari meno esperto), un professore più riservato e uno più socializzante, un insegnante ‘fascinatore’ e uno più riservato e discreto. L’alunno si relazionerà meglio con uno o con un altro, ma, se ‘tenderà bene l’orecchio’, alla fine imparerà qualcosa di importante da tutti. Ma forse un docente, per svolgere adeguatamente il suo dovere, non deve necessariamente affascinare (e magari anche ‘plasmare’ le menti a sua immagine e somiglianza). Non deve insomma,diciamolo piano,‘manipolare’,anche senza volerlo). Gli è sufficiente svolgere correttamente(anche tradizionalmente) la sua lezione davanti ad una classe minimamente educata (anche questo dipende dalla famiglia). Basterà solo questo, senza altre ‘mirabolanti’ tecniche attrattive o spettacolari e affascinanti ‘performances’, per motivare i ragazzi o aumentarne la motivazione a seguire ‘virtù e conoscenza’ ed estrarre dalle loro menti i germi di verità deposti in essa,per farli crescere e fiorire. Capacità di affascinare. Va bene,ma un ‘pizzico’, solo quanto basta.
“Bisogna insegnare avendo l’aria di non insegnare affatto, proponendo cose che gli alunni non sanno come se le avessero soltanto dimenticate” ( A. Pope).
Andrea Ceriani