Urlare contro un ragazzo disabile, offenderlo e prevaricarlo sono atti gravi e che nessuno dovrebbe mai commettere. Se a compierli è il suo insegnante di sostegno, allora diventano gravissimi. Tanto che se accertati, i giudici applicando le sanzioni penali previste per legge possono sanzionarli con pene severissime. Anche con cinque anni di reclusione. Sono quelli che ha chiesto il pm di Rimini nei confronti di una docente di sostegno 49enne, originaria di Caserta, accusata di maltrattamenti verso alcuni alunni di quattro classi di una scuola primaria di Rimini.
La donna – scrive l’edizione riminese del Corriere Romagna – non è mai comparsa in aula davanti al collegio penale.
I fatti risalgono all’autunno del 2022, quando la docente di sostegno arrivò da Milano e prese servizio per la prima volta nell’istituto riminese: secondo l’accusa, riassume l’agenzia Ansa, avrebbe sgridato e minacciato gli alunni, rivolto loro frasi offensive urlando e avrebbe usato toni provocatori anche con le colleghe, in presenza dei bambini.
Gli alunni su cui la donna avrebbe attuato comportamenti non consoni a quelli di un insegnante sarebbero uno con autismo e un altro con ritardo dell’apprendimento, entrambi certificati. Il primo, secondo quanto contestato, sarebbe stato accusato di non sapere fare nulla, al punto di farlo piangere.
Il secondo alunno sarebbe stato costretto a tagliare una scheda impugnando le forbici nella mano destra, nonostante l’insegnante sapesse che era mancino.
In un’altra occasione, sottolinea l’agenzia di stampa, la docente di sostegno avrebbe aggredito verbalmente un bambino di 6 anni solo perché si stava toccando un dente dondolante, mentre a una bambina con disabilità avrebbe rifiutato di aiutare a scrivere alla lavagna sostenendo che era solo pigra e svogliata.
Le indagini dei carabinieri si avviarono a seguito di un esposto presentato alla dirigente scolastica dalla famiglia di uno dei due alunni con disabilità, costituitasi parte civile.
E i casi nelle classi durarono poche settimane: all’inizio del mese di dicembre, sempre del 2022, fu avviato un procedimento disciplinare nei suoi confronti. La donna, nel frattempo, era già a casa in malattia e da quel momento non è più rientrata.
Adesso, è arrivata la richiesta del tribunale panale: la sentenza del processo è attesa per inizio luglio.
È chiaro che se le accuse dovessero rivelarsi fondate e la donna dovesse essere condannata, il procedimento disciplinare potrebbe tramutarsi in una sanzione molto severa: qualora la donna fosse già di ruolo, probabilmente l’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna potrebbe anche valutare la possibilità di licenziarla o spostarla su incarichi di non insegnamento; qualora, invece, non fosse immessa in ruolo, allora potrebbe essere “interdetta” dallo stipulare eventuali future supplenze.