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Docenti, gli alunni non si maltrattano: dalla denuncia alla sospensione al processo penale il passo è breve

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Sale il numero di casi di docenti denunciati, indagati e a processo per l’accusa nei loro confronti di maltrattamenti verso gli alunni: l’ultimo, accaduto a Vanafro, in provincia di Isernia, è quello che ha visto sospese due maestre di 49 e 58 anni, dall’esercizio dell’insegnamento.

L’ordinanza è stata eseguita dalla polizia di Isernia, a seguito di indagini svolte dalla Squadra Mobile con intercettazioni audio e video che hanno riscontrato i maltrattamenti denunciati da alcune madri.

Ma cosa avviene quando scatta la denuncia di un genitore, di un collega o del dirigente scolastico nei confronti di un insegnante?

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La ricerca delle prove

Come primo atto, il commissariato o il comando dei carabinieri procedono ai dovuti approfondimenti del caso: qualora il riscontro, spesso al termine di testimonianze, confermi la fondatezza delle accuse, si passa alla fase due.

La “pratica” passa alla procura, che può chiedere al giudice delle indagini preliminari l’autorizzazione ad installare telecamere, ovviamente nascoste, nelle classi dove opera il docente o i docenti accusati.

A quel punto, tornano in azione gli agenti o i militari, che agendo di concerto con il dirigente scolastico, collocano le micro-telecamere all’interno delle aule individuate.

Si arriva all’incidente probatorio

Si creano i presupposti, insomma, per la registrazione audio e video delle prove da portare a processo penale: si tratta di quelle immagini, per intenderci, che qualche giorno fa hanno fatto il giro dei media, con le maestre della scuola dell’infanzia molisana filmate mentre strattonavano e sottoponeva i piccoli alunni alla “legge del taglione” (esortando i bambini a farsi giustizia da soli).

Portando in Camera di Consiglio quelle immagini, in pratica si viene a determinare quello che in gergo giuridico-penale si chiama “incidente probatorio”, ovvero la trattazione di elementi tali da costituire valore di prova.

Se le prove ci sono, il Gip può decidere per l’interdizione o l’arresto

Quelle prove, a volte da interpretare, altre inconfutabili, diventano motivo più che sufficiente per eseguire l’ordinanza che dispone la misura interdittiva, in pratica la sospensione dal servizio, per il docente o i docenti sotto accusa. Nei casi di maggiore gravità, il Gip può anche decidere per l’arresto, anche agli arresti domiciliari.

Le registrazioni audio-video costituiscono pure il materiale primo per l’udienza preliminare, durante la quale il giudice valuta il rinvio a giudizio. Ed è in quest’occasione che le famiglie degli alunni, ma anche altri parti coinvolte, possono costituirsi parte civile in qualità di parti “offese”.

Il caso di Venafro: le maestre indagate subito a giudizio

“Dobbiamo andare a giudizio in tempi rapidissimi”, ha detto all’Ansa il procuratore di Isernia, Carlo Fucci, che parlando del caso dei maltrattamenti ai bambini della scuola statale d’Infanzia di Venafro, aveva indicato come auspicabile l’avvio di piani di affiancamento e “decompressione” per i tanti docenti esausti dopo decenni d’insegnamento.

Le intercettazioni video-ambientali hanno registrato 150 episodi di violenza, verbale e fisica, esercitata sugli alunni ed episodi di incitamento alla violenza di un bambino sull’altro.

“Così come è stata rapida l’indagine – ha detto ancora Fucci – così dovrà essere rapida la conclusione. La prossima settimana ci saranno gli interrogatori di garanzia”: tutto era iniziato alla fine di novembre da una denuncia di alcune madri in Questura.

Il Gip: per ora basta la sospensione dal servizio

Il video che mostra le violenze in un’aula, con addobbi di Natale, ha suscitato sdegno tra i molisani. In molti, soprattutto attraverso i social, chiedono perché le due maestre non sono state arrestate.

A tale domanda il procuratore Fucci ha così risposto “al Gip avevamo chiesto l’arresto, ma ha ritenuto sufficiente la misura interdittiva che interrompe la condotta posta in essere dalle maestre“.

Sì alle telecamere dalla Garante regionale dei diritti delle persone

Intanto, diventa sempre più grande il raggruppamento di chi vorrebbe le telecamere in tutti gli asili-nido e scuole dell’infanzia.

In Molise, tra costoro c’è anche la Garante regionale dei diritti delle persone, Leontina Lanciano: “La gravità dei comportamenti che abbiamo visto – fa sapere – merita un approfondimento e un rinnovato impegno a tutela dei minori e di tutte le persone che occupano le fasce sociali più a rischio. Nel mio ruolo delicato e importante collaborerò con tutte le componenti della nostra società civile affinché questi episodi siano presi come monito per il futuro”.

“Da sempre – ha aggiunto – ho dichiarato di essere a favore della videosorveglianza in tutte le scuole e nei luoghi in cui c’è maggiore bisogno di controlli – aggiunge – e da lunedì prossimo farò sentire la mia presenza nei luoghi istituzionali e ovunque ce ne sia bisogno, perché si arrivi quanto prima a predisporre le iniziative più incisive a tutela di chi, per motivi diversi, vive situazioni di disagio”.