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Dossier Cisl, in tre anni addio a 81.000 cattedre

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L’imponente progetto triennale di riduzione dell’organico dei docenti italiani sarebbe stato centrato per oltre il 90 per cento rispetto a quanto preventivato dal Governo nel 2008: a sostenerlo è un dossier della Cisl Scuola, che andando a spulciare tra le tabelle ufficiali allegate agli annuali decreti Interministeriali sull’organico di diritto, ha fatto il punto sull’andamento dei tagli nei diversi gradi di istruzione derivanti dall’art. 64 della legge 133/08. Ebbene, delle previste 87.400 soppressioni di posti, solo 6.280 non sarebbero andate a compimento a causa delle opposizioni di Comuni, Regioni, sindacati,  genitori ed in certi casi degli stessi studenti. Il computo reale di posti dissolti nel nulla dalla manovra Mef-Miur sarebbe quindi di 81.120 cattedre, corrispondente quasi al 12 per cento del personale in organico.
A salvarsi sono stati solo i maestri della scuola d’infanzia, l’unico livello scolastico dove la manovra non ha trovato applicazione: nel triennio 2009-2011 i posti di maestro sono, infatti, addirittura aumentati di 449 unità. Fanno registrare un computo in attivo, del 2,2 per cento, anche i docenti di sostegno, passati dai 90.469 del 2009 agli attuali 94.430 . Un incremento importante, che, ha spiegato il sindacato, è stato possibile grazie alla legge 244/07 (Finanziaria per il 2008), che ha assicurato l’attivazione, in ogni anno scolastico, di un numero di posti di sostegno comprensivo dei posti in organico di diritto e di quelli che è possibile istituire in deroga. A cui ha fatto seguito la sentenza 80/2010 della Corte Costituzionale . Un incremento, aggiungiamo noi, comunque perfettamente in linea con le necessità derivanti dalle iscrizioni degli alunni disabili certificati, negli ultimi cinque anni passati da 172.114 a 188.449.
A dir poco in rosso, invece, il resto del resoconto. Ad iniziare dalla primaria, dove i maestri in meno sono stati -27.111 (- 12 per cento), con la Lombardia che nell’ultimo anno ha fatto registrare un decremento di 1.424 docenti. Leggermente inferiore la perdita di posti alle medie, 23.739 complessivi, pari comunque al 15,2 per cento dei posti totali, con forti perdite in Campania nei primi due anni della manovra.
Peggio di tutti è andata all’organico delle superiori, dove si sono perse 30.719 cattedre (il 14 per cento dell’organico totale): le regioni più penalizzate, con circa mille cattedre in meno l’anno, sono state il Lazio, la Campania, la Puglia e la Sicilia.
Il sindacato confederale si sofferma anche sulle prospettive di un settore dove non si vedono grandi spiragli: “Il dato degli esuberi, particolarmente alto nella secondaria di II grado e nelle regioni del sud, – si legge nel rapporto – potrà essere in parte ridotto per effetto dei pensionamenti e della mobilità. Quello che emerge è tuttavia un quadro che rende fondata la rivendicazione, da tempo avanzata dalla Cisl Scuola, di un consistente numero di assunzioni a tempo indeterminato per il prossimo anno scolastico”. Insomma, a tenere a galla i precari sarebbero proprio i pensionamenti: solo 27.376 dal prossimo settembre.
“I dati che abbiamo raccolto – ha commentato il segretario generale della Cisl Scuola, Francesco Scrima – sono di per sé eloquenti nel descrivere la pesantezza dei tagli subiti dalla scuola in un triennio”. Per il rappresentante della Cisl, quindi “questi tagli la scuola non li regge. Lo si vedrà a breve, nel momento in cui saranno gli uffici scolastici regionali a dover far quadrare i conti col reale fabbisogno. Alla scuola va dato in ogni caso, e quanto prima, il segnale di un deciso cambiamento di rotta”.
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