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Sanremo, Pucci e il “Paese dei Balocchi”

C’è un’Italia che finisce in prima pagina perché un comico, Andrea Pucci, rinuncia a Sanremo denunciando un clima ostile. Ed è subito mobilitazione generale: il Presidente del Senato che lo invita al ripensamento, la Premier Meloni che parla di “sinistra illiberale”, il dibattito pubblico che si infiamma per una poltrona all’Ariston.

Poi c’è un’altra Italia.
Quella che non fa spettacolo, che non va in prima serata, ma che il sistema lo tiene in piedi davvero: i docenti idonei degli ultimi concorsi ordinari. Quelli che hanno studiato, hanno superato prove scritte e orali selettive, si sono abilitati con percorsi durissimi e oggi, anziché essere in cattedra, guardano lo schermo del computer temendo di restare fuori per il secondo anno consecutivo anche dalle GPS.§
Il paradosso è servito. Mentre il Governo sventola la bandiera del “merito”, migliaia di insegnanti che quel merito lo hanno dimostrato sul campo, vincendo concorsi veri e non trovando posto, rischiano di non lavorare. Il motivo? Un sistema di reclutamento che sembra fare di tutto per complicare la vita a chi vale.

Il rischio concreto è che questi professionisti vengano scavalcati da chi un concorso non l’ha mai visto o, peggio, da chi ha scelto “scorciatoie” più comode, magari comprando l’abilitazione in Romania. È una guerra tra poveri alimentata da una burocrazia schizofrenica: chi è abilitato con merito rischia di finire in fondo alla fila, mentre il precariato d’importazione ringrazia.
Fa specie il silenzio di via Chigi. Per Pucci e le sue gag si muovono le diplomazie del governo; per migliaia di docenti che da mesi protestano nelle piazze e sotto i palazzi del Ministero, non è arrivata mezza parola.

È facile fare i sovranisti con il Festival di Sanremo. È molto più difficile, e meno redditizio in termini di like, gestire una scuola dove chi ha studiato davvero rischia di restare a casa, mentre le cattedre vengono assegnate con criteri che di “meritevole” hanno ben poco.
La domanda resta sospesa: la cultura e l’istruzione di questo Paese valgono meno di un monologo all’Ariston?

Francesca Gabriele

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