Che cosa significa educare alla pace in un mondo attraversato da guerre, violenze e crescenti tensioni internazionali? E come trasformare i principi della nostra Costituzione in strumenti concreti di cittadinanza attiva? Sono alcune delle domande al centro del primo appuntamento di Educazione civica in diretta, il progetto promosso da La Tecnica della Scuola che venerdì 23 ottobre, alle ore 11.00, inaugura il percorso 2026/27 con una lezione dedicata a Pace, guerra e cittadinanza. Gli ospiti e testimoni che intervengono nella diretta sono:
Giulia Folci, Ostetrica di EMERGENCY collegata da Gaza
Roberto Crestan, Direttore Area ANME (African Network for Medical Excellence) che presenterà la realtà del Sudan e dei progetti che EMERGENCY ha attivato dallo scoppio della guerra
Chiara Vallania, Coordinatrice Ufficio Scuola di EMERGENCY
L’incontro offrirà agli studenti l’opportunità di conoscere, attraverso le testimonianze di chi opera nelle zone di conflitto, il volto concreto della guerra: non soltanto quello dei bombardamenti e delle distruzioni, ma anche quello delle persone che perdono la possibilità di curarsi, studiare, vivere una quotidianità dignitosa. Le esperienze degli operatori di EMERGENCY, impegnati anche a Gaza e in Sudan, permetteranno di riflettere sulle conseguenze umanitarie dei conflitti e sul significato della solidarietà internazionale.
La Costituzione italiana afferma, all’articolo 11, che «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».
La scelta del verbo ripudia non è casuale. Non indica soltanto il rifiuto della guerra, ma esprime un principio fondamentale della nostra convivenza democratica, che impegna le istituzioni e interroga la responsabilità dei cittadini.
È proprio attorno a questo principio che EMERGENCY ha costruito la campagna R1PUD1A, coinvolgendo scuole, Comuni e realtà culturali in un percorso di sensibilizzazione sul valore costituzionale della pace. Ma che cosa significa, oggi, dare attuazione a questo principio?
Una possibile risposta arriva dalla proposta di legge di iniziativa popolare «Io obietto la guerra», promossa da EMERGENCY nell’ambito della campagna R1PUD1A. La raccolta delle firme, avviata a ottobre, ha già superato il 70% delle 50.000 sottoscrizioni necessarie per presentare il testo al Parlamento.
In un’intervista rilasciata a Marta Serafini sul Corriere della Sera del 19 ottobre, Simonetta Gola, moglie di Gino Strada e direttrice della comunicazione di EMERGENCY, ha spiegato il significato dell’iniziativa: «Se possiamo sottrarre alla guerra il corpo, il lavoro e il consenso, dobbiamo avere il diritto di farlo». Una proposta che si colloca nel solco dell’impegno di Gino Strada per l’abolizione della guerra, nella convinzione che sia necessario agire prima che i conflitti diventino inevitabili.
L’obiettivo è proprio riconoscere e tutelare il diritto dei cittadini a non partecipare alla guerra mettendo a disposizione il proprio corpo, il proprio lavoro o il proprio consenso.
La proposta prevede, tra l’altro, la possibilità di iscriversi in appositi registri comunali per dichiararsi obiettori di coscienza alla guerra, il riconoscimento dell’obiezione al servizio militare anche nell’eventualità di un ripristino della leva obbligatoria e specifiche tutele per chi si oppone con metodi nonviolenti al trasferimento di armamenti verso determinati Paesi o zone di guerra.
Si tratta di una proposta ancora da sottoporre all’esame del Parlamento, che pone questioni giuridiche, costituzionali ed etiche di grande rilevanza. Soprattutto, invita a interrogarsi sul rapporto tra libertà di coscienza, responsabilità individuale, dovere di difesa della Patria e ripudio della guerra.
Per la scuola questi interrogativi hanno un evidente significato educativo. L’educazione civica non può limitarsi alla conoscenza formale degli articoli della Costituzione, ma deve aiutare gli studenti a comprenderne il significato nella realtà contemporanea.
La proposta di legge, indipendentemente dalle diverse valutazioni che può suscitare, rappresenta anche un’occasione didattica per approfondire gli strumenti della partecipazione democratica, il funzionamento delle leggi di iniziativa popolare, il diritto all’obiezione di coscienza e il rapporto tra diritti e doveri.
Educare alla pace, del resto, non significa sottrarre gli studenti alla complessità dei conflitti, ma offrire loro conoscenze, strumenti critici e occasioni di confronto per elaborare giudizi autonomi e consapevoli.
È questo lo spirito della diretta del 23 ottobre: portare nelle classi le testimonianze di chi incontra quotidianamente le conseguenze della guerra e offrire agli studenti un’occasione per riflettere sul significato della pace, della Costituzione e della cittadinanza.
I docenti possono iscrivere gratuitamente le proprie classi per seguire l’incontro in diretta sul canale YouTube de La Tecnica della Scuola. Gli studenti potranno inoltre intervenire ponendo domande ai testimoni e agli esperti che partecipano alla diretta.
I docenti che intendono seguire con la propria classe le lezioni di Educazione Civica in diretta sul canale YouTube della Tecnica della Scuola possono compilare il seguente form: https://forms.gle/ePDWHKxjQowDjgkJ8
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