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Elezionare in tempo di elezioni

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Vi è testualmente scritto: “Il sistema verifica il sesso del dipendente, l’opzione non può essere elezionata dal personale maschile”; e subito dopo: “Il sistema verifica il sesso del dipendente, l’opzione non può essere elezionata dal personale femminile”. Ma è esattamente il contrario che bisogna “ELEZIONARE” nella compilazione dell’istanza.
Elezionare? Che roba è? Roba dell’italiano parlato e scritto secoli fa. Ma i funzionari del MIUR lo hanno rispolverato. Nessuno vocabolario contemporaneo (cartaceo, digitale né online) include più il verbo “elezionare” e i suoi figli! L’accademia della Crusca ignora l’esistenza di “elezionato”. E’ vero che I dizionari dell’800 avvertivano che “elezionare” era giù allora un vecchio termine desueto, arcaico e obsoleto e quindi lo indicavano preceduto da un segno di croce. Eppure se provate a scrivere su un PC “elezionare” il sistema lo corregge automaticamente in “selezionare”. Siamo in tempo di elezioni politiche ma non credo proprio che si possa usare impunemente quel verbo vecchio, morto e sepolto! Il lessicografo Giovanni Gherardini, (famoso specialmente per aver scritto il libretto per La gazza ladra di Gioachino Rossini) nella sua opera Lessicografia italiana del 1843 scrive: “+ ELEZIONARE. [T.] V. a. Eleggere a uffizio per via di suffragi. Morel. L. Cron. in Deliz. Erud. tos. v. 19 p.200. (Gh) Di giugno 1495 andarono a partito nel Consiglio grande… quelli cittadini che furono selezionati e nominati da quelli che furono tratti a elezionare e nominare e’ (i) cittadini da mandarsi a partito in detto Consiglio per essere de’ Signori luglio e agosto 1495”.
ELEZIONATO sarebbe dunque un participio passato da ELEZIONARE, nel senso che qualcuno è eletto; e non per votazione e suffragio ma per scelta per esempio da un re! Oggi invece ogni ELEZIONE esprimine un diritto civico nobile, un dovere etico, un esercizio di libero arbitrio.
Spesso correggendo i compiti dei miei studenti mi sono imbattuto nella difficoltà di capire quello che vogliono esprimere nello scritto. Come quella volta che correggendo compiti alle 6 del mattino mi sono imbattuto in “ un interruttore precuscolare”… Ho “fatigato” un po’ per capire – nel crepuscolo del mattino della meravigliosa costa orientale sicula – quello che scriveva un alunno candidato alla maturità professionale per elettricisti. Intendeva comunicare che, per il risparmio energetico in un capannone industriale, sarebbe stato meglio installare un “interruttore crepuscolare”. Con buona pace del crepuscolarismo di fine 800: di Tito Marrone, Corrado Govoni , Sergio Corazzini, Guido Gozzano, Fausto M. Martini, Marino Moretti e in parte di Aldo Palazzeschi.

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