L’applicazione del fermo preventivo per i minorenni è uno degli obiettivi del Governo Meloni. Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara – dopo avere rivelato che domenica 18 ottobre in Piazza Duomo a Milano ha rischiato di essere colpito alla testa da una pietra – lo definisce “una misura di sicurezza” accostandola agli accadimenti in Francia: “La polizia francese utilizza metodi decisamente più duri, che probabilmente l’opposizione avrebbe persino definito fascisti. Eppure la Francia è una repubblica democratica. Si tratta di strumenti di sicurezza ampiamente diffusi in molte democrazie”.
Il fermo preventivo è una misura che consente alle forze dell’ordine di accompagnare e trattenere persone negli uffici di polizia in determinate circostanze legate alla sicurezza pubblica: la Lega, guidata da Matteo Salvini, alla luce dell’alto numero di minori presenti nei disordini di piazza degli ultimi giorni, chiede “di inserire in decreto, il fermo preventivo anche per i minorenni, il divieto di aggregazione per chi si rende responsabile di violenze di gruppo e l’introduzione del reato di danneggiamento di gruppo, con la possibilità di ricorrere all’arresto differito“.
Sempre il ministro Valditara, a margine dell’inaugurazione del summit internazionale sull’intelligenza artificiale nella scuola, al Teatro alla Scala di Milano, rispondendo a una domanda sulla ‘stretta’ alla cittadinanza e sulle sanzioni a seguito delle devastazioni e violenze degli ultimi giorni, ha detto che questo provvedimento, assieme ad altri, sarebbe “sicuramente sono una risposta” a quanto accaduto: “dobbiamo riconoscere la cittadinanza a tutti coloro che vogliono condividere i nostri valori di riferimento, non a chi vuole devastare una città e non ha alcuna intenzione di integrarsi”, ha sottolineato il numero uno del Mim.
Valditara ha citato “chi ritiene che uomini e donne non debbano avere gli stessi diritti, chi considera lecito obbligare una donna a indossare il niqab o chi ritiene che lo Stato debba essere confessionale e che la sharia possa essere utilizzata per risolvere controversie private”. Posizioni che, secondo il ministro, sono “incompatibili con un’estensione della cittadinanza”.
Il ministro dell’Istruzione ha quindi aggiunto che “un conto sono le manifestazioni, che sono sacrosante, un altro sono le occupazioni delle scuole, le violenze di piazza e le contestazioni caratterizzate da minacce, insulti, manichini bruciati o ministri simbolicamente impiccati. Tutto questo non ha nulla a che vedere con la democrazia”, ha sottolineato.
“Credo che sia necessario fare una sorta di reset rispetto alle dichiarazioni che sono state fatte. È il metodo a essere sbagliato”, ha osservato il ministro, ricordando che “nelle scorse settimane esponenti dell’opposizione, la Cgil, intellettuali e giornalisti hanno invitato gli studenti a fare come in Francia”.
Valditara ha quindi rivendicato il coinvolgimento delle consulte studentesche, “elette dagli studenti e rappresentative, anche nella stesura dei nuovi programmi scolastici. Questo è dialogo democratico. La piazza, quando diventa uno strumento di populismo e demagogia, e soprattutto quando è violenta, non ha nulla a che vedere con la democrazia”.
Il ministro ha poi contestato “lo slogan dell’opposizione che chiede di destinare alla scuola le risorse previste per le spese militari“, definendolo “una falsità”, e ha ricordato gli investimenti del Pnrr nell’edilizia scolastica.
Quindi, Valditara ha concluso sostenendo che in Italia c’è “una carenza di democrazia da parte di un’opposizione e di un sindacato che concepiscono la piazza come uno strumento di lotta contro il governo”.
Intanto, l’agenzia Ansa ha realizzato una “radiografia” delle rivolte di piazza dei principali Paesi europei, contrassegnate da guerriglie urbane, piazze stracolme e trasporti paralizzati, per rivendicare stanziamenti per l’Istruzione, carovita, l’emergenza degli affitti e i tagli strutturali al welfare.
* FRANCIA: La mobilitazione a livello nazionale contro i tagli all’istruzione pubblica e le misure di austerità sta dilagando da giorni in tutto il Paese ed è culminata nello scorso weekend in una vera e propria guerriglia urbana, tra barricate in fiamme e cariche delle forze dell’ordine. Almeno 2.400 i fermi delle ultime ore con i cortei che hanno paralizzato trasporti, saccheggiato negozi e danneggiato gravemente le infrastrutture a Parigi, ma anche a Lione, Marsiglia, Lilla, Bordeaux e Strasburgo.
* GERMANIA: A Berlino e altre città, migliaia di manifestanti hanno sfilato nei giorni scorsi per contestare la gestione della transizione energetica, accusata di gravare esclusivamente sui contribuenti e sulla classe media. Proteste anche dagli studenti contro le misure di austerità e una nuova legge che li espone al rischio di un progressivo ripristino della leva forzata.
* BELGIO: La morsa dell’inflazione e il drastico aumento del costo della vita stanno accendendo le proteste. A Bruxelles, la polizia ha fatto uso di idranti e gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti scesi in piazza contro l’impennata dei beni di prima necessità. A Liegi, gli studenti hanno manifestato per il diritto allo studio e contro il caro-scuola.
* SPAGNA: La rabbia si è concentrata sull’emergenza immobiliare, definita dai manifestanti “un furto legalizzato”. Ed è scattata sulla scia dello sfratto della 87enne Maricarmen. A Madrid e Barcellona, oceaniche manifestazioni indette dai sindacati degli inquilini hanno invaso le vie del centro con l’accampamento a Puerta del Sol rivendicando il blocco immediato degli affitti, lo stop alle speculazioni turistiche e la requisizione delle case vuote dei grandi fondi.
* PORTOGALLO: A Lisbona e Porto, migliaia di persone sono scese in piazza contro la perdita del potere d’acquisto, l’aumento del costo della vita e i prezzi proibitivi del mercato immobiliare, ormai diventato totalmente accessibile solo agli investitori stranieri, espellendo i residenti dalle città. Un presidio permanente è stato istituito nella piazza Rossio nella capitale.
* ALBANIA: Studenti e giovani manifestano in massa a Tirana e altre città dell’Albania contro l’elevato costo degli studi universitari e la mancanza di prospettive occupazionali per le nuove generazioni, invocando le dimissioni del premier Edi Rama.
Su questi temi, ‘La Tecnica della Scuola’ sta svolgendo un sondaggio: l’autunno si preannuncia particolarmente ‘caldo’ e ci sono già le date dei prossimi scioperi: il 30 ottobre, il 20 novembre, il 4 dicembre.
Cosa faranno i docenti? Per quali motivi protestare? Cosa pensano gli insegnanti di quanto sta succedendo?