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Giovani sempre più individualisti e interattivi on line

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Una generazione individualista, incentrata su se stessa e sulle proprie possibilità di esprimersi, possibilmente attraverso le nuove tecnologie, vicina alla famiglia ma senza il supporto di mediatori. 
La fotografia sui giovani d’oggi è stata scattata da Mtv Lab, l’osservatorio interno della tv musicale Mtv Italia, che in occasione del suo anniversario dei 10 anni ha sondato gli umori e le preferenze dei ragazzi a proposito di temi centrali come scuola, famiglia, sesso, denaro, politica, religione, trasgressioni e lavoro: dai risultati dell’indagine, chiamata “Generation me” e realizzata attraverso 600 interviste ad altrettanti ragazzi tra i 14 e i 24 anni, risulta che i giovani d’oggi sono molto diversi da quelli di appena dieci anni prima.
Secondo gli analisti della ricerca questa generazione si sente forte (“la prima forte dopo il ’68”) e con una gran voglia di stare insieme, anche se non ritiene fondamentale la necessità della contestazione aperta e collettiva; i ragazzi d’oggi sarebbero anche meno idealisti e trasgressivi di quelli del passato, ma nello stesso tempo con più fiducia nella famiglia. Che è come dire: vista la vacanza di punti fermi forse la famiglia diventa l’ancora di salvataggio a cui aggrapparsi. 
I genitori, in particolare, diventano in tal modo il vero “faro” di riferimento per superare le tante difficoltà lavorative e di vita. Ma per trovare la propria identità e conoscere gli altri, al momento, il contesto che sembra stravincere su tutti gli altri rimane quello di internet: chat, forum, e-mail, blog sono tutti “contatti” virtuali che fanno sentire i nostri giovani meno soli e più vicini ad una collettività. 
“Non a caso – ha spiegato Antonio Campo Dall’Orto, amministratore delegato di Telecom Italia Media – le linee guida sulle quali ci svilupperemo sono quelle della multimedialità con l’obiettivo di essere ubiqui e specifici”.

Fin qui i risultati della ricerca. La domanda, è il caso di dire, sorge spontanea: ma questi nostri ragazzi, senza più riferimenti certi e valori di fondo, devono proprio appellarsi alle nuove tecnologie per trovare la loro identità? Non c’è il rischio che ipermedialità, interattività e multimedialità siano solo delle mere illusioni dietro cui nascondere limiti e vuoti da colmare invece attraverso modalità di comunicazione-crescita meno affascinanti ma sicuramente più efficaci? Senza “rispolverare” la superata triade famiglia-scuola-chiesa non è forse il caso di trovare un punto d’incontro tra i modelli formativi tradizionali e quelli più moderni incentrati sulla scarsità di regole e votati alla libertà assoluta che ha come massima espressione proprio il digitale on line?