Cresce il numero dei lavoratori che possono contare su stipendi che non reggono più il costo della vita. Lo dice anche il nuovo rapporto di LiveCareer, servizio dedicato allo sviluppo professionale e alla creazione di CV, dal quale risulta che “inflazione, precarietà lavorativa e pessimismo economico stanno cambiando le scelte di carriera e il benessere finanziario in Europa”: da un sondaggio condotto su 1.000 lavoratori in Germania, Francia, Spagna e Italia, è emerso che nonostante le differenze nazionali, i lavoratori europei sono sotto pressione, e molti iniziano a dubitare della promessa tradizionale secondo cui l’impegno lavorativo porta a stabilità economica. L’insofferenza è tale che il 64% si è detto favorevole all’introduzione del reddito di base universale proprio come risposta a inflazione e instabilità.
Nel frattempo, però, c’è da stringere i denti. E a farlo, almeno nella scuola, sono soprattutto i precari, docenti e Ata, che devono fare i conti con stipendi al minimo, attorno ai 1.500 euro netti mensili (almeno 300-400 euro in meno rispetto a quanto servirebbe a pareggiare l’inflazione), intervallati da periodi di stop lavorativo tra una supplenza e l’altra. E quando, poi, si presenta loro la possibilità di stipulare un contratto, magari per prendere servizio lontano anche centinaia di chilometri da casa, molti non ce la fanno a dire ‘no’. E vanno incontro a spese non indifferenti, la prima delle quali è quella dell’alloggio: a complicare le cose vi sono i costi particolarmente alti per vivere al Nord, proprio dove il numero di cattedre vacanti (e di supplenti annuali) è decisamente maggiore.
Per andare incontro ai precari della scuola in cerca di affitti calmierati, vi sono alcuni territori che hanno previsto delle agevolazioni. Come il Comune di Castelfranco Veneto, che grazie a un accordo tra l’amministrazione locale, l’Azienda edilizia economica popolare (Aeep) e Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto a settembre assegnerà, tramite bando, appartamenti a prezzo ridotto destinati a docenti – o comunque personale scolastico – trasferiti sul territorio.
L’accordo prevede la messa a disposizione, da parte dell’Aeep, di alloggi situati nel territorio e destinati al personale sia a tempo determinato che indeterminato in servizio presso le scuole della città. L’Azienda si farà carico della manutenzione ordinaria, dello sgombero, della somministrazione dei servizi condominiali e di tutti gli aspetti contrattuali, comprese eventuali controversie.
Gli alloggi saranno assegnati dopo un sopralluogo congiunto e su indicazione dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Treviso: i contratti avranno una durata massima di due anni, eventualmente rinnovabili per altri due, e saranno riservati al personale scolastico non residente. Il canone sarà sostenibile e rapportato alla consistenza dell’alloggio, aggiornato annualmente secondo l’indice Istat.
“Ogni anno – ha spiegato Marco Bussetti, ex ministro dell’Istruzione e oggi direttore dell’Ufficio scolastico Veneto – nomine in ruolo, trasferimenti e assegnazioni provvisorie comportano spostamenti. Per docenti e collaboratori scolastici significa spesso arrivare in contesti urbani complessi e sostenere costi pesanti per trovare una stanza o un appartamento. Qui a Castelfranco mi pare che si sia saputo guardare a un bisogno reale, la casa, e dare una risposta concreta, praticabile da subito”.
Il sindaco Stefano Marcon ha annunciato anche la prossima realizzazione di 31 posti di studentato, destinati agli studenti del Conservatorio Musicale Steffani, anch’esso con sede in città, che conta oggi circa 400 studenti ed è polo di attrazione per un territorio che abbraccia le province di Treviso, Vicenza e Belluno.
A muoversi sono anche gli atenei, sempre per andare incontro ai loro studenti: dal 1° ottobre, l’Università di Milano-Bicocca offrirà ai propri studenti fuori sede 288 posti letto in più rispetto all’anno accademico appena trascorso, aumentando del 47 per cento la propria offerta di alloggi e portando la propria disponibilità complessiva a 904 posti letto, 545 dei quali nelle residenze gestite direttamente dall’Università e 359 messi a disposizione attraverso convenzioni con gestori privati individuati a seguito di apposita manifestazione di interesse.
L’iniziativa è stata possibile grazie ad una “convenzione per l’erogazione di servizi residenziali” stipulata tra Milano-Bicocca e CampusX, la società con sede a Roma che dal 2011 opera nello student housing in tutta Italia, che metterà a disposizione 288 posti letto, dei quali 202 in camera singola e 86 in camera doppia. La convenzione ha una durata di tre anni, con possibilità di rinnovo per un ulteriore periodo di nove anni.
Il canone richiesto sarà di 252 euro al mese per posto letto. Gli studenti ospitati nella residenza di Novate Milanese saranno titolari della Borsa di studio del diritto allo studio per la quale sono richiesti requisiti di merito, reddito e regolarità accademica in base alla normativa ed al Bando pubblicato.